Fotogrammi Sociali & Economici
La lettura della storia, le domande sul presente e la visione del futuro

 

La lettura della Storia

Le schede di Alessandro Forlani, in onda tutte le mattine a Radio Anch’io con Giorgio Zanchini ci aiutano a leggere la storia della nostra società trovando delle analogie con il presente.

Le lezioni di storia partono dalla crisi del 1929. L’economia ideale è fatta di lunghe fasi di crescita e brevi fasi di recessione, in cui si smaltisce l’eccesso di produzione e si evita l’inflazione. Il New deal, teorizzato poi da Keynes, diventa la soluzione alla depressione dell’epoca. All’inizio del ‘900 infatti si verificò quella che tutti conoscono come la Grande Depressione, ovvero l’importante crisi finanziaria che colpì sia l’America che l’Occidente causando una diffusa e seria disoccupazione, chiusure di aziende, fallimenti societari, fino anche alla difficoltà nel reperire persino i generi di prima necessità. Se ne uscì con il Nuovo Corso, ossia il New Deal, un programma di interventi pubblici, con il finanziamento del Governo, che venne adottato negli Stati Uniti nel periodo di presidenza di Roosevelt. Il piano fece mettere in atto una serie importante di sussidi statali ai disoccupati, un progetto di lavori pubblici, la presenza di salari minimi per chi aveva un’occupazione lavorativa e specifiche tipologie assicurative per la terza età. Fu in questo modo che il Paese riuscì ad uscire dalla crisi. Una lezione resa suggestiva anche per la scelta della musica in accompagnamento The ghost of Tom Joad” Bruce Springsteen”.

Audio di Radio Anch’io

La crisi del 1929 ci insegna che la Politica non deve avere paura di sognare in una fase di recessione.

Come siamo usciti dalle macerie della seconda guerra mondiale. Il Piano Marshall era una guida alla globalizzazione; riuscì ad inondare l’Europa di denaro, chiedendo in cambio la creazione di un’aerea omogenea con adesione alle convenzioni dell’occidente. Le politiche keynesiane, applicate al Piano Marshall, portarono l’Italia allo sviluppo. Quale insegnamento possiamo raccogliere: sicuramente lo spirito costituente dei governi fece la differenza, attraverso una visione comune e la condivisione del rischio.

Audio di Radio Anch’io

Ci avviciniamo poi ad un’altra epoca che ha cambiato lo scenario del mondo con alcune analogie con il presente, vista l’oscillazione in negativo del prezzo del petrolio di questi giorni.

La crisi petrolifera: dallo Stato sociale al Neoliberismo. La crisi del petrolio determina lo spartiacque tra l’era dell’oro e l’era della stagflazione, ossia stagnazione, bassa crescita, e insieme inflazione. Segue l’era del Neo liberismo, inizio anni ‘80; l’inflazione è combattuta tagliando le tasse e la spesa e fermando la corsa dei salari. Quale lezione dalla storia? Ancora una volta saper cogliere le occasioni senza pregiudizi. Dallo Stato sociale si può passare alla Deregulation e da questa a qualcosa di ancora più nuovo. Si può ridurre il consumo del petrolio, si possono svuotare le megalopoli, si possono pensare beni e servizi di cui ha bisogno una popolazione in isolamento, per cui più economia reale e meno finanza.

Audio Radio Anch’io

Arriviamo al recente passato ossia alla crisi economica del 2008. L’intero mercato immobiliare si regge su prestiti a rischio e diventa una polveriera. Il fallimento della Lehman Brothers. La crisi diventa subito globale e risulta essere simile a quella del 1929; una crisi finanziaria che si estende all’economia reale e a quella degli stati che operano i salvataggi. Crisi dei debiti sovrani che viene risolta con i prestiti internazionali e l’imposizione dell’austerity.

L’audio di Radio Anch’io

Le domande sul presente

Le domande le lasciamo a questo tratto ascoltato in una serata di distanziamento sociale su Rai 1 nella trasmissione Zapping.

Un punto di vista fuori dalle righe, del filosofo Giorgio Agamben che ci deve indurre a riflettere. Sono domande rivolte a noi italiani. “Perché la gente è stata indotta ad accettare cose inaccettabili? Com’è potuto avvenire che un intero paese sia, senza accorgersene, eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia? Da queste domande ne derivano altre, osservando i fatti. Forse il fatto più grave, afferma Agamben, concerne i corpi delle persone morte. Come abbiamo potuto accettare, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, che le persone che ci sono care e degli esseri umani in generale, non soltanto morissero da soli, ma che – cosa che non era mai avvenuta prima nella storia, che i loro cadaveri fossero bruciati senza un funerale? Abbiamo poi accettato senza farci troppi problemi, soltanto in nome di un rischio, che non era possibile precisare, di limitare in misura che non era mai avvenuta prima nella storia del paese, nemmeno durante le due guerre mondiali (il coprifuoco durante la guerra era limitato a certe ore) la nostra libertà di movimento. Abbiamo conseguentemente accettato, di sospendere di fatto i nostri rapporti di amicizia e di amore, perché il nostro prossimo era diventato una possibile fonte di contagio”. A queste domande il filosofo cerca di dare alcune risposte, secondo il suo punto di vista.

“E’ potuto avvenire perché abbiamo scisso l’unità della nostra esperienza vitale, che è sempre inseparabilmente insieme corporea e spirituale, in una entità puramente biologica da una parte e in una vita affettiva e culturale dall’altra. So che qualcuno si affretterà, dice il filosofo, a rispondere che si tratta di una condizione limitata del tempo, passata la quale tutto ritornerà come prima. È davvero singolare che lo si possa ripetere se non in mala fede, dal momento che le stesse autorità che hanno proclamato l’emergenza non cessano di ricordarci che quando l’emergenza sarà superata, si dovrà continuare a osservare le stesse direttive e che il “distanziamento sociale”, come lo si è chiamato con un significativo eufemismo, sarà il nuovo principio di organizzazione della società. E, in ogni caso, ciò che, in buona o mala fede, si è accettato di subire non potrà essere cancellato. Una norma, che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare il bene, è altrettanto falsa e contraddittoria di qu ella che, per proteggere la libertà, impone di rinunciare alla libertà”.

Intervista in audio tratta da Zapping e dall’articolo scritto da Maurizio Blondet.

La visione del futuro

Jeremy Rifkin, economista, analista, Presidente delle Foundation on Economic Trends traccia la sua visione del futuro. Dall’intervista a Radio Anch’io Rifkin traccia 5 aspetti su cui riflettere:

  • cambiamento climatico genera pandemia
  • una nuova Rivoluzione Industriale New Green Deal
  • dalla globalizzazione si passa alla Glocalizzazione
  • dall’era del progresso all’era della resilienza e adattività
  • la generazione Zeta ha capito e fa sul serio, con il Fridays for Future

Qui l’audio. https://www.raiplayradio.it/audio/2020/04/Jeremy-Rifkin-economista-analista-attivista-politico-Presidente-delle-Foundation-on-Economic-Trends-1f44dda9-c893-4070-95fc-b5b0d5b9958f.html

1 – Il cambiamento climatico genera pandemia. L’economista ritiene che anche la pandemia di Coronavirus sia “strettamente connessa al cambiamento climatico”, “le emissioni climalteranti delle attività industriali e la distruzione della natura selvaggia (ad oggi ne abbiamo distrutta il 77% del pianeta) stanno causando la migrazione degli animali e la migrazione anche dei virus”, afferma Rifkin. Anche per questo, continua, “dobbiamo oggi riprogettare la nostra società basandola sulla resilienza dei processi economici”.

2 – Una nuova Rivoluzione Industriale New Green Deal

Un Green new deal globale viene indicato da Rifkin nel passaggio ad un’era post carbonio e suggerisce che potrebbe essere l’opportunità economica più promettente della nostra vita. “Settori chiave dell’economia -racconta Rifkin- si stanno prontamente sganciando dai combustibili fossili a favore dell’energia solare ed eolica, più a buon mercato e accompagnate da nuove opportunità di business ed occupazione. Nuovi studi stanno suonando l’allarme: migliaia di miliardi di dollari in combustibili fossili per i quali non esiste più un mercato potrebbero scoppiare entro il 2028, provocando il crollo della civiltà dei combustibili fossili”. Insomma, il filo logico della narrazione ci segnala che l’età del progresso sta per presentarci il conto, attraverso la virulenza del cambiamento climatico, e che dovremo vivere in un modo diverso, iniziando ad adattarci alla nuova epoca. Come fare? Rifkin non ha dubbi: avvicinandoci velocemente ad una coscienza biosferica. Se questo è il Green New Deal a cui occorre affidarsi per sopravvivere all’emergenza globale, tanti Paesi faticano a starci dietro. Rifkin non crede che nella terza rivoluzione industriale scompariranno tutte le aziende globali. Quelle che rimarranno saranno nell’area dell’aggregazione, per così dire, PMI in cooperative. La globalizzazione e questa transizione in infrastruttura digitale distribuita, favorisce le PMI più elastiche che possono riunirsi in cooperative, unite nella blockchain nelle regioni, i continenti e in tutto il mondo. Sono molto più elastiche di una grande azienda globale integrata verticalmente. Sono semplicemente più agili. E con dati edge approfonditi e con interconnettività globale possono collaborare a vicenda in cooperative in blockchain per le competenze. In altre parole, non si deve più pensare ad un settore, ma ad una competenza. 

3) Dalla globalizzazione si passa alla Glocalizzazione

L’economista indica la sua ricetta per investimenti su cui dovrebbero puntare oggi gli Stati più duramente colpiti dalla pandemia. Rifkin spiega che attualmente sta “lavorando con la Commissione Europea e il Parlamento Europeo” per digitalizzare la Rete elettrica “trasformandola in Internet dell’Energia”. Una rete di condivisione dell’elettricità, per la maggior parte prodotta attraverso energia rinnovabile che servirà anche a muovere il terzo internet “della mobilità e della logistica digitale, fatta di veicoli elettrici e di grandi autocarri a lunga percorrenza”. “Ci stiamo spostando – conclude Rifkin – dalla globalizzazione alla glocalizzazione e gli abitanti non saranno più isolati, così anche gli edifici urbani e suburbani cambieranno, i nuovi edifici saranno dei grandi nodi. Tutti gli edifici che avete in Italia oggi, saranno ristrutturati per diventare resilienti al cambiamento climatico e alle pandemie”

4) Dall’era del progresso all’era della resilienza e adattività.

“Questa è l’Età della Resilienza. Non è più l’età del progresso, non credo che nessuno lo pensi, ma è l’età della resilienza”.

5) La generazione Zeta ha capito e fa sul serio, con il Fridays for Future

Rifkin afferma di vedere nella mobilitazione di Friday for Future “la prima volta nella storia di uno sciopero dove due generazioni – Millennials e Gen Z – hanno cominciato a pensare a sé stessi come una specie”, quello che è successo ora “è che milioni di ragazzi sono usciti delle loro scuole o i Millennials dai loro uffici, la Gen Z, milioni di loro in 140 paesi. La loro non era come tutte le altre proteste, e anche loro non lo capivano. La loro è stata la prima rivolta della specie umana”.

La conclusione la affido alle parole contenute nel testo di una canzone di Francesco De Gregori: La Storia siamo noi. Nessuno si senta offeso. Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La Storia siamo noi, attenzione. Nessuno si senta escluso. La Storia siamo noi. Siamo noi queste onde nel mare. Questo rumore che rompe il silenzio. Questo silenzio così dura da raccontare. E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano alla stessa maniera. Ma è solo un modo per convincerti. A restare in casa quando viene la sera. Però la Storia non si ferma davvero. Davanti a un portone. La Storia entra dentro le nostre stanze e le brucia. La Storia dà torto o dà ragione. La Storia siamo noi. Siamo noi che scriviamo le lettere. Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere. E poi la gente. Perché è la gente che fa la Storia. Quando è il momento di scegliere e di andare. Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi. Perché nessuno la può fermare. La storia siamo noi. Siamo noi padri e figli. Siamo noi, Bella Ciao. Che partiamo. La storia non ha nascondigli. La storia non passa la mano. La storia siamo noi. Siamo noi questo piatto di grano.

GRAZIE – 25 APRILE

"Il coraggio di dire grazie"Durante lo speciale sul 25 aprile di Fabio Fazio, tanti attori hanno omaggiato alcune delle targhe che commemorano chi ha combattuto per la Liberazione.

Pubblicato da Che tempo che fa su Giovedì 25 aprile 2019