Sul Corriere della Sera, il giornalista e scrittore Gian Antonio Stella ha analizzato la situazione del turismo in Italia, una delle mete più ambite dai visitatori stranieri, ma allo stesso tempo non all’altezza delle richieste. Stella, riferendosi a una ricerca del World Travel and Tourism Council, evidenzia una grande contraddizione, cioè che l’Italia ha il record mondiale di siti Unesco, di musei e di paesaggi, ma non sa sfruttarli adeguatamente, risultando così ottava nella classifica delle industrie turistiche mondiali.

Le ultime tabelle di Wttc sono impietose. E dicono che l’anno scorso, rispetto
al 2014, siamo scesi di un altro gradino. Eravamo settimi al mondo per contributo del turismo puro al Pil: siamo all’ottavo. Irraggiungibili gli Stati Uniti (488 miliardi) e la Cina (224), fatichiamo con 76,3 dietro Germania (130), Giappone (106), Regno Unito (103), Francia (89) e Messico (80). Sul comparto allargato all’indotto, ci lasciamo dietro il Messico ma ci supera la Spagna. E ottavi restiamo.

Certo, rispetto al 1970 quando per numero di visitatori eravamo i primi, è cambiato il mondo. Nel 2000, spiega uno studio di Knoema.com, incassavamo da viaggi e turismo 28 miliardi e mezzo di dollari (moneta di oggi) contro i 25 della Germania, i 17 della Cina o i 3,2 di Macao. Nel 2013 noi stavamo a 46, la Germania a 55, la Cina a 56 e Macao a 52. Nonostante fossimo ancora quinti per numero di arrivi. Nettamente davanti (oltre che ai turchi) agli amici tedeschi.

Stella oltretutto dice che il turismo in generale è in crescita, ma in Italia si vive una controtendenza, per mancanza di investimenti e di iniziative politiche.

Ed è qui che da noi non tornano i conti. Tanto più che le difficoltà geopolitiche di altri concorrenti dovrebbero sulla carta favorire noi. Stando al dossier Wttc ci sono oggi in Italia 1.119.000 occupati nel turismo diretto (dieci volte più che nella chimica) e compreso l’indotto (per capirci: compresi i laboratori che fanno i gilè per i camerieri o i mobilifici dei tavoli da trattoria…) 2.609.000. A dispetto dei sindacati, che non ne parlano quasi mai, uno ogni dieci occupati. Eppure sono pochi, rispetto ad altri Paesi meno «turistici» di noi. Può darsi che altrove contino in maniera diversa gli stagionali.

Ma vi pare possibile che la Gran Bretagna abbia 672 mila occupati più di noi nel turismo diretto? O che la Germania, per quanto sia ricca non solo di industrie ma di bellezze artistiche e paesaggistiche (dai musei alla valle del Reno) abbia tre milioni e 10 mila addetti al turismo diretto cioè quasi il triplo di noi? Non ci sarà qualcosa di sbagliato nella gestione dell’enorme pepita d’oro che potrebbe essere il nostro turismo?

 

Alle domande del giornalista probabilmente dovranno rispondere le autorità e i massimi responsabili del turismo italiano. Ma se invece operate nel settore turistico e siete curiosi di come il turismo italiano possa ripartire, vi suggeriamo di partire da questo concetto, espresso in questo articolo: “Il turista è il primo innovatore”.