Al giorno d’oggi sono tante le aziende che si chiedono come uscire dalla crisi economica, quali strategie utilizzare e come rispondere ai nuovi scenari internazionali. Il motivo è semplice: in un mondo sempre più globalizzato, le PMI (Piccole Medie Imprese) e le industrie si trovano a dover affrontare sempre più concorrenti, aventi spesso competenze molto avanzate. Quali soluzioni applicare? Come tornare competitivi sul mercato?

Per capirlo, conosciamo innanzitutto il contesto italiano. Negli ultimi sei anni di crisi economica una buona parte di PMI e di aziende commerciali hanno visto ridimensionarsi i propri profitti. In molti casi, infatti, come scrive lavoce.info, tra il 2007 e il 2013 la redditività si è più che dimezzata, passando dal 13,9 al 5,6%. Alcune aziende hanno invece dovuto avviare procedure fallimentari. Il risultato è stata una selezione naturale delle Pmi italiane, ma nell’ultimo semestre 2015, il Pil italiano è tornato a registrare un incremento dello 0,3%. Tuttavia, i meriti sembra derivino da fattori esterni all’economia: calo del prezzo del petrolio, indebolimento dell’euro, export e Quantitative Easing.

Non c’è niente da fare: c’è bisogno di nuove strategie. Con l’allargamento dei mercati, infatti, il contesto nel quale operano le aziende commerciali, artigiane e le PM Industrie è completamente cambiato, essendo oggi caratterizzato da una spinta competitiva sempre maggiore. Ne deriva che la condizione necessaria per la sopravvivenza e lo sviluppo, è la realizzazione di un continuo processo di innovazione, quale strumento chiave per affrontare la sfida internazionale della globalizzazione.

Cominciamo quindi con alcuni suggerimenti. Prima di tutto sono necessari livelli sempre più elevati di competitività e di efficienza. Solo chi saprà muoversi con intelligenza e tempestività in questa direzione, continuerà infatti ad avere un ruolo nel futuro. In particolare, i mutamenti strutturali in atto producono molteplici effetti di segno opposto: se da un lato l’integrazione europea determina la creazione di un grande mercato ricco di opportunità per tutti i soggetti che vi partecipano, dall’altro il mercato aperto provoca la crisi delle strutture più deboli del sistema produttivo, cioè di chi è poco attrezzato allo sviluppo di processi competitivi internazionali.

Inoltre, si crea sviluppo e crescita in uno scenario competitivo internazionale attraverso la qualità delle competenze degli attori. Questi devono dimostrare di essere in grado di generare valore dalle risorse disponibili. Per poter scegliere le competenze su cui indirizzare la strategia occorre però una chiara visione del futuro. A titolo d’esempio, Alessandro Rimassa, direttore della Tag Innovation School, elenca quattro mosse dalle quali una PMI non può prescindere, che vanno proprio in questa direzione: condividere le proprie idee, sperimentare nuove soluzioni, digitalizzare e rispettare l’ambiente.

Tuttavia, le aziende industriali hanno anche bisogno di allineare l’intero sistema delle attività con un doppio obiettivo: la differenziazione attraverso l’aumento del valore offerto ai clienti e il contenimento dei costi. E’ in questo modo che il valore fa un vero e proprio salto, sia per l’azienda sia per gli acquirenti, poiché il valore d’acquisto deriva dall’utilità e dal prezzo che l’azienda offre, e il valore creato per l’azienda dal prezzo e dalla struttura dei costi.

Per rispondere ai nuovi scenari industriali internazionali una pmi deve quindi mettere al centro della propria attività il cliente, impegnandosi a una lettura dei suoi bisogni, proponendo prodotti e servizi con elementi di differenziazione, dedicando attenzioni frequenti alla formazione sul prodotto e a una comunicazione interattiva guidata da una capillare presenza sul mercato.