Industria, innovazione e internazionalizzazione. Mai come oggi questi tre termini sono strettamente legati tra loro e mai come oggi l’Italia deve capirne l’importanza per sfruttare al meglio le sue qualità e riequilibrare la sua economia, specialmente tra Nord e Sud. È quanto sostiene Piero David su Lavoce.info, riferendosi alle politiche di governo industriale, ed è esattamente quanto noi di Fi.Mar. sosteniamo da molto tempo, aiutando le piccole medie imprese a competere in un mercato sempre più dinamico e articolato. Ecco uno dei passi più salienti dell’articolo:

La risposta del governo, presentata nelle linee guida il 4 novembre, come proposta di politica industriale per il Mezzogiorno, è in sostanza una politica dell’offerta per superare il gap col centro-nord in termini di infrastrutture e concorrenza. Certo importante, ma non basta. E soprattutto non è una politica industriale.
Il “masterplan” del governo nazionale dovrebbe invece cercare di individuare quale nuovo ruolo il Mezzogiorno debba avere nella specializzazione produttiva delle ripartizioni italiane. In un’ottica di sistema produttivo nazionale, il governo dovrebbe disegnare una strategia dove il Sud non sia l’ultimo vagone dell’economia italiana trainata dalla locomotiva settentrionale, ma assuma una propria funzione strategica e complementare alle regioni industriali già sviluppate del Centro-Nord.
E se si vuole superare il modello di “economia assistita” applicato fino ai primi anni Novanta e passare a una “economia competitiva”, la strada per il Sud è quella indicata dalla strategia di Europa 2020: competere sui mercati internazionali con produzioni a elevato contenuto di innovazione. Un territorio a rischio desertificazione industriale come quello meridionale può competere nel mercato mondiale – mantenendo salari elevati e importando capitale umano – solo se si crea una nuova industria, quella delle innovazioni, frutto di una migliore e sinergica relazione, ancora tutta da costruire, tra il mondo della ricerca e quello delle imprese più dinamiche.

Sia chiaro: questa idea vale per il Mezzogiorno, ma è necessario applicarla anche in quelle piccole medie imprese dove si ha difficoltà a rimanere sul mercato, rinnovandosi e venendo a contatto con realtà internazionali. Per approfondire vi suggeriamo questo nostro articolo, pubblicato a settembre. Buona lettura!