Stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale. La prima fu quella del vapore, la seconda quella dell’energia elettrica, la terza quella dell’informatica, la quarta è quella del digitale. C’è chi unisce le ultime due in un’unica grande rivoluzione, ma la velocità con la quale la digital economy sta cambiando il mondo del lavoro crediamo non abbia precedenti e che sia un passo successivo al cambiamento informatico avvenuto tra anni ’80 e anni ’90.

L’epoca in cui viviamo porta nuove opportunità, ma pure nuove minacce. Per questo, noi di Fi.Mar. pensiamo sia necessario mettere in ordine i punti, capire quali sono le direzioni economiche attuali e iniziare con la giusta consapevolezza il 2019.

Mancano tutele fiscali

Innanzitutto, la digital economy ha portato alla ribalta nuovi protagonisti sulla scena economica internazionale. Su tutti, Apple, Windows, Google, Facebook e Amazon, che hanno modificato non solo il modo di lavorare, ma pure di consumare. La velocità e la semplicità con le quali si possono ottenere delle informazioni, comunicare o acquistare un prodotto è praticamente immediata e il costo che ne deriva è radente allo zero.

Tuttavia, questi grandi colossi sono solo la punta dell’iceberg di un mondo economico che sta completamente cambiando fisionomia, non solo nelle telecomunicazioni, ma pure nei trasporti e nel turismo. Pensiamo a Uber, Airbnb, Blablacar o Just Eat. Tutte aziende nate grazie a delle piattaforme online, che basano il proprio business nell’arrivare dritti al consumatore, condividendo con lui un’esperienza, che sia di piacere o lavorativa. Il successo di queste piattaforme è dettato dalla facilità con cui offrono i propri servizi e il costo molto basso. I loro profitti sono enormi. Secondo il Corriere.it i big guadagnano in media 10 milioni di euro al giorno (Apple 110 milioni). Tuttavia, due terzi dell’utile vengono tassati in paesi con fiscalità agevolata (come Irlanda, Lussemburgo e Olanda). Ed è qui che sta il primo problema.

Manca una tutela fiscale a livello europeo. I profitti della quarta rivoluzione industriale non vengono ridistribuiti equamente, e questo genera sempre più insicurezza e disuguaglianze a livello economico e sociale. Ciò ci è stato confermato dalle inchieste Panama Papers e Paradise Papers, che hanno fatto emergere un sistema di elusione fiscale utilizzato non solo dalle grandi multinazionali, ma dagli stessi politici che dovrebbero creare delle riforme per contrastare questa tendenza. Una tendenza che sottrae risorse ai cittadini che pagano regolarmente le tasse.


Manca equità nelle PMI

Le disuguaglianze coinvolgono anche le PMI. Le PMI infatti sono costrette a competere con grandi colossi, agevolati da politiche fiscali internazionali e mezzi di investimento spesso troppo avanzati. Questo sistema economico globalizzato obbliga le PMI a ridurre al massimo i costi per sopravvivere. Ne vanno quindi di mezzo i lavoratori delle stesse, con contratti senza alcun tipo di tutela. Se da una parte si legge infatti che i contratti di lavoro aumentano di numero, ciò non si può dire dei diritti. Tali rapporti lavorativi sono molto brevi. Molti durano anche meno di sei mesi.

Ciò comporta da una parte un’impossibilità di programmare il futuro per i lavoratori e quindi una generale sensazione di incertezza. Dall’altra, comporta pure un crollo della qualità dell’impresa. Se i dipendenti cambiano troppo spesso, viene a mancare anche la continuità nel lavoro e la possibilità di progettare a lungo termine. La frammentazione contrattuale si ripercuote nella frammentazione lavorativa di un’azienda, incapace di investire in nuove risorse umane e quindi difficilmente propensa all’innovazione.

Noi di Fi.Mar. invece crediamo che l’innovazione sia importante e per questo l’individuo rimanga fondamentale per poter trovare nuove strade. La creatività, la visione e la capacità di decidere sono infatti qualità umane, non tecnologiche. La tecnologia deve servire come strumento per agevolare e perfezionare il lavoro.

Le opportunità, aspettando l’intelligenza artificiale

Le mancanze sopra descritte devono essere colmate, se si vogliono cogliere le opportunità del nuovo modello internazionale.

Le fabbriche cognitive, la contaminazione intercontinentale, la qualificazione della conoscenza ci condurranno sempre di più ad avanzare rispetto all’era digitale cercando di applicare la tecnologia dell’intelligenza artificiale attraverso differenti livelli funzionali:

  • la simulazione di capacità cognitive per una correlazione dei dati e degli eventi in grado di riconoscere testi, immagini, tabelle, video, voce ed estrapolarne informazioni;
  • il collegamento tra le molteplici informazioni raccolte (attraverso precisi algoritmi matematici e in modo automatizzato);  
  • l’interazione con l’uomo e le modalità di funzionamento dell’intelligenza artificiale
  • È qui che stanno fortemente avanzando i sistemi di Nlp – Natural Language Processing, tecnologie che consentono all’uomo di interagire con le macchine (e viceversa) sfruttando il linguaggio naturale.

La conoscenza e l’aggiornamento permanente saranno i fattori cardine per poter competere nell’era che si sta spalancando di fronte al nostro presente. La prossima rivoluzione industriale.