Con la fine del 2019 si conclude un ventennio caratterizzato dall’evoluzione tecnologica e dalla rapidità esponenziale dei suoi cambiamenti. Ma non solo. I primi vent’anni del 2000 sono stati segnati anche dal terrorismo internazionale, dalla crisi economica, dalla frammentazione del lavoro, dai movimenti sociali nati su una piattaforma online e dalle grandi migrazioni.

Vent’anni che in qualche modo potremmo paragonare con i primi venti del secolo scorso, con l’obiettivo di individuare la giusta rotta per quelli a venire.

Se prendessimo ad esempio l’Europa dell’inizio del Novecento, ci accorgeremmo che anche in quell’epoca lo sviluppo della tecnologia stava modificando gli equilibri. Erano i tempi della Belle Epoque, gli anni in cui la rivoluzione elettrica stava per cambiare il mondo delle comunicazioni, gli anni in cui la crisi agraria del secolo precedente mosse i primi enormi flussi migratori – sia in Europa sia nel resto del mondo – gli anni del Welfare e, infine, dei primi movimenti sociali, che in Russia si sarebbero poi trasformati nella famosa Rivoluzione.

Ma furono pure gli anni in cui il progresso tecnologico provava a mostrarsi nella sua grandezza, come con il transatlantico Titanic, prodigio della tecnica ma simbolo anche dell’impreparazione umana di fronte all’utilizzo delle nuove tecnologie, che affondò miseramente nell’Oceano Atlantico tra il 14 e il 15 aprile del 1912.

Un’impreparazione umana perfettamente rappresentata anche dallo sviluppo dell’industria metallurgica, che avrebbe poi finanziato la corsa agli armamenti e guerre devastanti come quella in Libia nel 1911-12, quelle dei Balcani tra il ’12 e il ’13 e infine la Grande Guerra che esplose nel 1914.

A inizio Novecento, il mondo era in totale subbuglio, proprio come lo siamo noi ora, anche se in forme diverse. A grandi scoperte scientifiche, corrispondono tuttora gravi avvenimenti che cambiano gli equilibri sociali, economici e geopolitici.

Il nuovo millennio si è infatti aperto all’insegna della nascita dell’Euro e dell’avvento delle nuove tecnologie, ma pure con l’attacco alle Torri Gemelle, simbolo del terrorismo internazionale, e con la crisi economica del 2007-08.

Come nel Novecento, la società occidentale ha conosciuto un forte progresso, cambiando i suoi costumi e le sue abitudini. Pensiamo al nostro modo di comunicare, sempre più veloce e immediato. Pensiamo ai social newtork che ormai fanno parte integrante delle nostre vite. Ma pensiamo pure a come effettuiamo gli acquisti, online, o allo sviluppo di nuove forme di mercato come la sharing economy.

Tuttavia, a questo progresso economico e sociale corrispondono anche una grande frammentazione del lavoro, guerre appena fuori dai nostri confini come quella in Siria, guerre commerciali come quella fra Stati Uniti e Cina, la nascita di movimenti politici sovranisti e conservatori e grandi flussi migratori come quelli che vanno in scena ogni giorno nel Mar Mediterraneo. E infine c’è pure la minaccia del surriscaldamento globale alla quale dover far fronte.

Esistono quindi numerose analogie fra i primi vent’anni del Novecento e i primi venti del Duemila. A chiare potenzialità per costruire un mondo migliore, si contrappongono minacce che destabilizzano gli equilibri sociali ed economici.

Per far sì che le prime prevalgano sulle seconde, la nostra società dovrà essere attenta nei prossimi anni a non commettere gli errori del passato, a saper leggere con consapevolezza le sfide del futuro e a utilizzare sapientemente gli strumenti del presente.

In particolare, nel contesto economico e lavorativo, tema molto caro a noi di Fi.Mar., sarà necessario ripensare a un nuovo sistema, che permetta al progresso tecnologico di creare e non distruggere posti di lavoro, di alimentare e non disincentivare la coesione sociale.

Dal nostro punto di vista, bisognerà puntare su una coesione costruita attorno a una crescita culturale media, accompagnata da una formazione professionale più moderna e più adeguata alle esigenze dell’epoca in cui viviamo.