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Category Archives: Innovazione

Conversazione con Federico Fubini a Spazio Economia

Conversazione con Federico Fubini a Spazio Economia

Mercoledì 25 novembre abbiamo avuto il piacere di ospitare Federico Fubini a Spazio Economia, nostro programma in onda su Radio Spazio 103.

Federico Fubini, giornalista e scrittore, è editorialista e vicedirettore ad personam del Corriere della Sera.

Ha seguito tutti i grandi eventi che hanno cambiato negli ultimi anni il mondo economico, finanziario, politico e oggi sanitario, con i suoi reportage, le interviste e gli editoriali. Profondo osservatore dell’economia internazionale e della società contemporanea, ha scritto molti libri di successo. Ha vinto il Premio Estense con «Noi siamo la rivoluzione», il Premio Capalbio e il Premio Pisa con «La maestra e la camorrista», il Premio Orsello nel 2019 con «Per amor proprio. Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa».

Da poco è uscito nelle librerie il suo ultimo «saggio» «Sul Vulcano come riprenderci il futuro in questa globalizzazione fragile», edito da Longanesi.

Un libro che ho letto e studiato, ricco di informazioni analitiche e dettagliate, di racconti dedicati a momenti storici epocali; appassionante nella lettura, spiega la globalizzazione, correlandone gli effetti sui diversi segmenti sociali a livello mondiale, mette in relazione il Covid con i valori democratici e dedica molta attenzione alla Cina con le sue contraddizioni.

Fubini ha analizzato, nel corso dell’intervista, le fragilità della globalizzazione richiamando un modello di società necessario per incidere su questa globalizzazione, attraverso una ricerca di anticorpi fondanti sulla riduzione delle disuguaglianze cognitive, sulla necessità di riequilibrare il vantaggio comparato (“le filiere sottili”) e sull’opportunità di costruire un’Europa più coesa, per poter avere un peso maggiore nel pianeta al fine di difendere il rispetto dell’uomo, della natura e della libertà.

Abbiamo poi spaziato sugli scenari internazionali, entrando nel merito di Next generation UE, del potere globale del “Quintetto Economico” (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) e della stabilità Europea rispetto ai veti di Ungheria e Polonia.

La parte finale, inclusa nella rubrica Pick&Roll, ci ha permesso di raccogliere il suo pensiero sulla Cina, pericolo o opportunità, sull’Italia rispetto all’emigrazione qualificata e su una America da ricucire.

Per capire meglio quali possono essere i comportamenti per incidere sulle cure del nostro tempo, ascolta la trasmissione, disponibile sia in podcast sia in video.

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Spazio Economia, la nostra nuova avventura radiofonica

La bellezza della radio è di poter arrivare intimamente e privatamente all’ascoltatore

Spazio Economia è la nuova rubrica settimanale di Radio Spazio 103 ideata e condotta da Marino Firmani. Analizziamo gli scenari delle attività produttive del FVG attraverso una lettura della storia, domande sul presente e una visione del futuro, utilizzando uno strumento come la radio che permette di arrivare intimamente e privatamente all’ascoltatore.  Lo facciamo in diretta ogni mercoledì alle 11 dagli studi di Udine di Radio Spazio 103 con ospiti, protagonisti dell’economia regionale, orientati e impegnati su orizzonti internazionali.

Il tema delle prime due puntate è stato quello di analizzare il Design Made in Italy, con le esperienze di industriali che hanno fatto conoscere il Friuli Venezia Giulia a livello internazionale.

La trasmissione va anche in diretta streaming sulla pagina Facebook di Radio Spazio 103.

roberto snaidero a Spazio Economia, la trasmissione di Marino Firmani su Radio Spazio 103

L’esordio in radio con Roberto Snaidero

L’esordio in Radio, avvenuto il 21 ottobre 2020, non poteva essere se non con Roberto Snaidero, amico ma soprattutto esempio per la mia crescita professionale. Ha guidato le aziende di famiglia assumendo incarichi da Amministratore Delegato e di Direzione Amministrativa per la Snaidero R Spa, Membro del Consiglio Direttivo in Confindustria Nazionale, e poi le prestigiose Presidenze del Salone del Mobile, di Federarredo Nazionale, del Catas. Roberto Snaidero è l’uomo delle relazioni internazionali; da molti ritenuto uno dei protagonisti di primo piano nello sviluppo delle relazioni economiche dell’Italia nel mondo, in particolare con Russia e Cina. Nel 2006 fonda, insieme con i figli Francesco, Riccardo e Lorenzo, la BALAB S.r.l. una società che opera nel campo degli investimenti finanziari, grazie alla quale acquisisce tre nuove aziende la Bauxt di Latisana operante nel settore delle porte blindate, e la Volpi Tecno Energia di Muggia azienda che produce generatori marini e la Smania di Venezia che produce arredi luxury per la casa.

Con il suo prezioso intervento ci ha dimostrato come il Design italiano sia un tesoro per il nostro Paese. Vale un terzo del valore globale; il design nel mondo vale 100 miliardi di fatturato e circa 32 miliardi sono made in Italy.

Riconosce la grande qualità delle scuole italiane di Design e vede un futuro ancora importante per i creativi italiani. Evidenzia come le tendenze del design si orientino nuovamente verso il materico, facendo emergere la materia naturale e uscendo da forme minimaliste che avevano quasi banalizzato lo spirito creativo. Riconosce il limite delle dimensioni aziendali delle imprese italiane, che impedisce una maggiore direzione verso un controllo della distribuzione nel settore dell’arredamento. Crede nel futuro e auspica in un maggiore coinvolgimento dei giovani in nuove iniziative imprenditoriali. Ancora una volta diventa un esempio, perché è stato capace di trasferire ai suoi figli il valore d’impresa , il coraggio, la cultura del rischio e soprattutto la cultura del merito.

Il podcast della puntata completa è disponibile qui.

potocco e le figlie protagoniste del secondo episodio di Spazio economia a radio spazio 103 con Marino Firmani

La seconda puntata con la famiglia Potocco

Il 28 ottobre 2020 abbiamo avuto il piacere di ospitare Antonino Potocco insieme alle figlie Alice e Marianna Potocco che rappresentano la quinta generazione della famiglia. Testimoni di una storia imprenditoriale di successo che ha attraversato tutto il ‘900 italiano e che continua a registrare sviluppo e crescita in doppia cifra nel settore dell’arredo e del design dimostrandosi una eccellenza del Made in Italy. Creatività italiana, tradizione artigianale e vocazione internazionale, ma anche bellezza nelle relazioni interne ed esterne, e passaggio generazionale sono i tratti distintivi di Potocco, azienda a conduzione familiare.

Alice e Marianna Potocco sono certe che il design sia ancora italiano pur riconoscendo una contaminazione globale che coinvolge anche creativi di altre nazioni che hanno studiato nel nostro Paese. Alice e Marianna ci hanno parlato, poi del progetto Industry 4.0, una “supply chain” generata da una filiera verticalizzata nei processi, nella ricerca e nella tecnologia.

Entrando nel merito del passaggio generazionale Tonino Potocco ci ha confidato che il suo timbro rispetto al padre è stato quello di voler “vendere il prodotto”, “non di farselo acquistare dal cliente”. Un pensiero certo che ha trasformato l’azienda facendola diventare protagonista del suo mercato.

Le figlie invece accompagneranno i cambiamenti, facendo attenzione ai grandi acceleratori del sistema manifatturiero riferiti all’automazione, al Big Data, alla Connettività, all’Energia Verde, al Commercio Digitale e all’Intelligenza Artificiale.

E’ stato un dialogo interessante perché ha fatto emergere due generazioni che si rispettano e che guardano al futuro passando attraverso i processi della conoscenza e dell’innovazione.

Avendo conosciuto personalmente il padre di Tonino, il sig. Valerio e il fratello Enzo, mi sono permesso di chiudere interpretando il pensiero orgoglioso da parte di chi guarda Tonino da lassù, facendogli i miei più sentiti complimenti per avere saputo guidare l’azienda nel migliore dei modi.

Il podcast della puntata completa la potete scaricare qui.

Il punto con l’Assessore Maurizio Franz

Un dialogo molto interessante è stato quello con l’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Udine Maurizio Franz, dottore commercialista, Professore di Economia Aziendale già Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Il 4 novembre 2020 abbiamo parlato di temi legati alla modernizzazione delle Città, alla riqualificazione del Centro Storico di Udine, della situazione attuale del Commercio e del Turismo a Udine.

Franz ha evidenziato l’accelerazione della Amministrazione Comunale sulla pedonalizzazione di Via Mercatovecchio, e ci ha anticipato alcuni grandi progetti che passano attraverso la riqualificazione della Caserma Osoppo Experimental City e una modernizzazione logistica del Castello di Udine per renderlo più fruibile, maggiori piste ciclabili su tutta l’area urbana e poi una riqualificazione con orizzonti più lunghi, dell’area della stazione con l’inclusione della zona Safau.

Nella seconda parte ci siamo confrontati sulla situazione corrente e Franz ha fatto emergere l’importanza di coinvolgere i giovani nelle scelte strategiche con un futuro che non può prescindere dal tema ambientale sia a livello locale sia a livello internazionale. Nella sintesi conclusiva ha evidenziato 5 parole per descrivere il futuro di Udine: elegante, vivace, verde, sicura, ordinata.

Il podcast è disponibile qui.

Fantoni, un’altra grande storia imprenditoriale

Una conversazione “alta” con il dr. Paolo Fantoni, nostro ospite a “Spazio Economia” l’11 novembre 2020.

Ci sono state raccontate le tappe più significative della splendida storia imprenditoriale della famiglia Fantoni, che ha sempre saputo anticipare i tempi del cambiamento, nei suoi 138 anni di storia, con scelte moderne e inclini allo sviluppo, garantendo benessere e occupazione al nostro territorio.

La conversazione ha fatto emergere gli elementi distintivi di un’attività costantemente alimentata e sostenuta da una solida identità aziendale, riconoscibile nelle seguenti parole chiave: Architettura, Innovazione e Ingegneria (cultura del progetto e del processo industriale), Green economy (natura, ambiente e sviluppo sostenibile) e Famiglia.

Il dialogo poi ci ha portato ad analizzare l’epoca inaspettata che stiamo vivendo, confrontandoci sulla Pandemia,  come figlia di una globalizzazione fragile, che voleva abbreviare le distanze e che si trova oggi ad allargarle; Info-demia, ossia le contraddizioni nell’informazione che rendono difficile ogni orientamento;  Econo-demia, con quali anticorpi l’economia deve sopravvivere alla pandemia.

La rubrica “Pick & Roll” chiude la piacevole conversazione con l’auspicio che il futuro si costruisca su nuove infrastrutture (investimenti), formazione di qualità e maggiore attenzione alla natività.

Se avete piacere di ascoltare la trasmissione, questo è il link al podcast.

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Dal forum Ambrosetti 8 proposte per rilanciare l’Italia

Il forum The European House Ambrosetti, giunto alla 46ª edizione ed andato in scena a Cernobbio dal 4 al 6 settembre, ha messo sul tavolo otto proposte per rilanciare l’Italia dopo la crisi della Covid-19.

Al forum hanno partecipato relatori, manager, politici ed economisti provenienti da tutto il mondo. Tra i più rilevanti evidenziamo il messaggio di Papa Francesco, l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quello del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, Enrico Letta, Corrado Passera, Carlo Cottarelli, Josep Borrell, Hillary Clinton, Nouriel Roubini, Mauro Ferrari e Ban Ki Moon.

Fin dal discorso di apertura della rassegna, pronunciato dall’Amministratore delegato Valerio De Molli, il fine settimana di Ambrosetti si è focalizzato su come utilizzare questa età di incertezza e cambiamento quale opportunità per costruire un futuro migliore.

È nelle difficoltà più estreme che un imprenditore deve reagire e rispondere. Impegniamoci perché questa crisi non venga ricordata come la fine di un’epoca di sviluppo, globalizzazione e dinamismo, ma come l’inizio di una stagione di riforme che rappresenti un futuro basato su una crescita inclusiva e sostenibile”.

Valerio De Molli

Le proposte del club Ambrosetti seguono una direzione precisa, dinamica ed europea. Partono dal miglioramento dell’educazione all’industria, e passano per il digitale, la sostenibilità e la semplificazione, il tutto accompagnato da una necessaria capacità di resilienza a livello politico, economico e sociale.

Le proposte

Il primo di questi passaggi è la lotta all’analfabetismo funzionale. L’Italia è quart’ultima tra i paesi OCSE la cui popolazione adulta non è in grado di comprendere le informazioni che le vengono date. In questo senso, la prima riforma del team Ambrosetti comprende la ristrutturazione del sistema educativo a tutti i livelli: revisione del sistema scolastico e del sistema universitario, educazione continuativa degli adulti e preparazione di una nuova classe dirigente.

Dal secondo passaggio si sviluppano tutte le successive proposte: “Definire una visione strategica inclusiva che possa fertilizzare la stragrande maggioranza dei settori italiani“. Per Ambrosetti, l’Italia deve ambire a “Essere il Paese di riferimento nello sviluppo delle eccellenze per far vivere meglio il mondo”.

Come poterlo fare? Applicando una visione a 360°. L’Italia deve tornare ad essere protagonista e quindi propositiva in Europa (è la terza proposta). Nel frattempo, al suo interno deve riprogettare la Pubblica Amministrazione, per avvicinarla alle necessità di cittadini e imprese (quarta proposta). L’Italia è infatti l’ultimo paese in Europa per soddisfazione delle imprese per l’interazione con la P.A.

La quinta proposta è lo sviluppo di una visione strategica industriale che sappia adattarsi al contesto attuale e che sappia individuare quali sono i settori che possono incanalare una ripresa nazionale.

La sesta proposta prevede un rafforzamento del tessuto industriale del Paese. Ciò lo si può fare facilitando processi di fusione, accelerando la digitalizzazione, rafforzando investimenti sulla sostenibilità e sull’economia circolare, e sostenendo le aziende strategiche del Made in Italy nei grandi programmi tecnologici europei.

Infine, ma non meno importante, le ultime due proposte di Ambrosetti vertono sulla ricerca scientifica, da potenziare e digitalizzare, e sulla garanzia di esecuzione operativa di qualità ai progetti strategici che verranno lanciati.

Queste otto proposte, secondo il team Ambrosetti, hanno l’obiettivo di creare una nuova Italia, più competitiva a livello internazionale, più equa e orientata a uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

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La lettura della storia, le domande sul presente e la visione del futuro

Fotogrammi Sociali & Economici
La lettura della storia, le domande sul presente e la visione del futuro

 

La lettura della Storia

Le schede di Alessandro Forlani, in onda tutte le mattine a Radio Anch’io con Giorgio Zanchini ci aiutano a leggere la storia della nostra società trovando delle analogie con il presente.

Le lezioni di storia partono dalla crisi del 1929. L’economia ideale è fatta di lunghe fasi di crescita e brevi fasi di recessione, in cui si smaltisce l’eccesso di produzione e si evita l’inflazione. Il New deal, teorizzato poi da Keynes, diventa la soluzione alla depressione dell’epoca. All’inizio del ‘900 infatti si verificò quella che tutti conoscono come la Grande Depressione, ovvero l’importante crisi finanziaria che colpì sia l’America che l’Occidente causando una diffusa e seria disoccupazione, chiusure di aziende, fallimenti societari, fino anche alla difficoltà nel reperire persino i generi di prima necessità. Se ne uscì con il Nuovo Corso, ossia il New Deal, un programma di interventi pubblici, con il finanziamento del Governo, che venne adottato negli Stati Uniti nel periodo di presidenza di Roosevelt. Il piano fece mettere in atto una serie importante di sussidi statali ai disoccupati, un progetto di lavori pubblici, la presenza di salari minimi per chi aveva un’occupazione lavorativa e specifiche tipologie assicurative per la terza età. Fu in questo modo che il Paese riuscì ad uscire dalla crisi. Una lezione resa suggestiva anche per la scelta della musica in accompagnamento The ghost of Tom Joad” Bruce Springsteen”.

Audio di Radio Anch’io

La crisi del 1929 ci insegna che la Politica non deve avere paura di sognare in una fase di recessione.

Come siamo usciti dalle macerie della seconda guerra mondiale. Il Piano Marshall era una guida alla globalizzazione; riuscì ad inondare l’Europa di denaro, chiedendo in cambio la creazione di un’aerea omogenea con adesione alle convenzioni dell’occidente. Le politiche keynesiane, applicate al Piano Marshall, portarono l’Italia allo sviluppo. Quale insegnamento possiamo raccogliere: sicuramente lo spirito costituente dei governi fece la differenza, attraverso una visione comune e la condivisione del rischio.

Audio di Radio Anch’io

Ci avviciniamo poi ad un’altra epoca che ha cambiato lo scenario del mondo con alcune analogie con il presente, vista l’oscillazione in negativo del prezzo del petrolio di questi giorni.

La crisi petrolifera: dallo Stato sociale al Neoliberismo. La crisi del petrolio determina lo spartiacque tra l’era dell’oro e l’era della stagflazione, ossia stagnazione, bassa crescita, e insieme inflazione. Segue l’era del Neo liberismo, inizio anni ‘80; l’inflazione è combattuta tagliando le tasse e la spesa e fermando la corsa dei salari. Quale lezione dalla storia? Ancora una volta saper cogliere le occasioni senza pregiudizi. Dallo Stato sociale si può passare alla Deregulation e da questa a qualcosa di ancora più nuovo. Si può ridurre il consumo del petrolio, si possono svuotare le megalopoli, si possono pensare beni e servizi di cui ha bisogno una popolazione in isolamento, per cui più economia reale e meno finanza.

Audio Radio Anch’io

Arriviamo al recente passato ossia alla crisi economica del 2008. L’intero mercato immobiliare si regge su prestiti a rischio e diventa una polveriera. Il fallimento della Lehman Brothers. La crisi diventa subito globale e risulta essere simile a quella del 1929; una crisi finanziaria che si estende all’economia reale e a quella degli stati che operano i salvataggi. Crisi dei debiti sovrani che viene risolta con i prestiti internazionali e l’imposizione dell’austerity.

L’audio di Radio Anch’io

Le domande sul presente

Le domande le lasciamo a questo tratto ascoltato in una serata di distanziamento sociale su Rai 1 nella trasmissione Zapping.

Un punto di vista fuori dalle righe, del filosofo Giorgio Agamben che ci deve indurre a riflettere. Sono domande rivolte a noi italiani. “Perché la gente è stata indotta ad accettare cose inaccettabili? Com’è potuto avvenire che un intero paese sia, senza accorgersene, eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia? Da queste domande ne derivano altre, osservando i fatti. Forse il fatto più grave, afferma Agamben, concerne i corpi delle persone morte. Come abbiamo potuto accettare, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, che le persone che ci sono care e degli esseri umani in generale, non soltanto morissero da soli, ma che – cosa che non era mai avvenuta prima nella storia, che i loro cadaveri fossero bruciati senza un funerale? Abbiamo poi accettato senza farci troppi problemi, soltanto in nome di un rischio, che non era possibile precisare, di limitare in misura che non era mai avvenuta prima nella storia del paese, nemmeno durante le due guerre mondiali (il coprifuoco durante la guerra era limitato a certe ore) la nostra libertà di movimento. Abbiamo conseguentemente accettato, di sospendere di fatto i nostri rapporti di amicizia e di amore, perché il nostro prossimo era diventato una possibile fonte di contagio”. A queste domande il filosofo cerca di dare alcune risposte, secondo il suo punto di vista.

“E’ potuto avvenire perché abbiamo scisso l’unità della nostra esperienza vitale, che è sempre inseparabilmente insieme corporea e spirituale, in una entità puramente biologica da una parte e in una vita affettiva e culturale dall’altra. So che qualcuno si affretterà, dice il filosofo, a rispondere che si tratta di una condizione limitata del tempo, passata la quale tutto ritornerà come prima. È davvero singolare che lo si possa ripetere se non in mala fede, dal momento che le stesse autorità che hanno proclamato l’emergenza non cessano di ricordarci che quando l’emergenza sarà superata, si dovrà continuare a osservare le stesse direttive e che il “distanziamento sociale”, come lo si è chiamato con un significativo eufemismo, sarà il nuovo principio di organizzazione della società. E, in ogni caso, ciò che, in buona o mala fede, si è accettato di subire non potrà essere cancellato. Una norma, che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare il bene, è altrettanto falsa e contraddittoria di qu ella che, per proteggere la libertà, impone di rinunciare alla libertà”.

Intervista in audio tratta da Zapping e dall’articolo scritto da Maurizio Blondet.

La visione del futuro

Jeremy Rifkin, economista, analista, Presidente delle Foundation on Economic Trends traccia la sua visione del futuro. Dall’intervista a Radio Anch’io Rifkin traccia 5 aspetti su cui riflettere:

  • cambiamento climatico genera pandemia
  • una nuova Rivoluzione Industriale New Green Deal
  • dalla globalizzazione si passa alla Glocalizzazione
  • dall’era del progresso all’era della resilienza e adattività
  • la generazione Zeta ha capito e fa sul serio, con il Fridays for Future

Qui l’audio. https://www.raiplayradio.it/audio/2020/04/Jeremy-Rifkin-economista-analista-attivista-politico-Presidente-delle-Foundation-on-Economic-Trends-1f44dda9-c893-4070-95fc-b5b0d5b9958f.html

1 – Il cambiamento climatico genera pandemia. L’economista ritiene che anche la pandemia di Coronavirus sia “strettamente connessa al cambiamento climatico”, “le emissioni climalteranti delle attività industriali e la distruzione della natura selvaggia (ad oggi ne abbiamo distrutta il 77% del pianeta) stanno causando la migrazione degli animali e la migrazione anche dei virus”, afferma Rifkin. Anche per questo, continua, “dobbiamo oggi riprogettare la nostra società basandola sulla resilienza dei processi economici”.

2 – Una nuova Rivoluzione Industriale New Green Deal

Un Green new deal globale viene indicato da Rifkin nel passaggio ad un’era post carbonio e suggerisce che potrebbe essere l’opportunità economica più promettente della nostra vita. “Settori chiave dell’economia -racconta Rifkin- si stanno prontamente sganciando dai combustibili fossili a favore dell’energia solare ed eolica, più a buon mercato e accompagnate da nuove opportunità di business ed occupazione. Nuovi studi stanno suonando l’allarme: migliaia di miliardi di dollari in combustibili fossili per i quali non esiste più un mercato potrebbero scoppiare entro il 2028, provocando il crollo della civiltà dei combustibili fossili”. Insomma, il filo logico della narrazione ci segnala che l’età del progresso sta per presentarci il conto, attraverso la virulenza del cambiamento climatico, e che dovremo vivere in un modo diverso, iniziando ad adattarci alla nuova epoca. Come fare? Rifkin non ha dubbi: avvicinandoci velocemente ad una coscienza biosferica. Se questo è il Green New Deal a cui occorre affidarsi per sopravvivere all’emergenza globale, tanti Paesi faticano a starci dietro. Rifkin non crede che nella terza rivoluzione industriale scompariranno tutte le aziende globali. Quelle che rimarranno saranno nell’area dell’aggregazione, per così dire, PMI in cooperative. La globalizzazione e questa transizione in infrastruttura digitale distribuita, favorisce le PMI più elastiche che possono riunirsi in cooperative, unite nella blockchain nelle regioni, i continenti e in tutto il mondo. Sono molto più elastiche di una grande azienda globale integrata verticalmente. Sono semplicemente più agili. E con dati edge approfonditi e con interconnettività globale possono collaborare a vicenda in cooperative in blockchain per le competenze. In altre parole, non si deve più pensare ad un settore, ma ad una competenza. 

3) Dalla globalizzazione si passa alla Glocalizzazione

L’economista indica la sua ricetta per investimenti su cui dovrebbero puntare oggi gli Stati più duramente colpiti dalla pandemia. Rifkin spiega che attualmente sta “lavorando con la Commissione Europea e il Parlamento Europeo” per digitalizzare la Rete elettrica “trasformandola in Internet dell’Energia”. Una rete di condivisione dell’elettricità, per la maggior parte prodotta attraverso energia rinnovabile che servirà anche a muovere il terzo internet “della mobilità e della logistica digitale, fatta di veicoli elettrici e di grandi autocarri a lunga percorrenza”. “Ci stiamo spostando – conclude Rifkin – dalla globalizzazione alla glocalizzazione e gli abitanti non saranno più isolati, così anche gli edifici urbani e suburbani cambieranno, i nuovi edifici saranno dei grandi nodi. Tutti gli edifici che avete in Italia oggi, saranno ristrutturati per diventare resilienti al cambiamento climatico e alle pandemie”

4) Dall’era del progresso all’era della resilienza e adattività.

“Questa è l’Età della Resilienza. Non è più l’età del progresso, non credo che nessuno lo pensi, ma è l’età della resilienza”.

5) La generazione Zeta ha capito e fa sul serio, con il Fridays for Future

Rifkin afferma di vedere nella mobilitazione di Friday for Future “la prima volta nella storia di uno sciopero dove due generazioni – Millennials e Gen Z – hanno cominciato a pensare a sé stessi come una specie”, quello che è successo ora “è che milioni di ragazzi sono usciti delle loro scuole o i Millennials dai loro uffici, la Gen Z, milioni di loro in 140 paesi. La loro non era come tutte le altre proteste, e anche loro non lo capivano. La loro è stata la prima rivolta della specie umana”.

La conclusione la affido alle parole contenute nel testo di una canzone di Francesco De Gregori: La Storia siamo noi. Nessuno si senta offeso. Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La Storia siamo noi, attenzione. Nessuno si senta escluso. La Storia siamo noi. Siamo noi queste onde nel mare. Questo rumore che rompe il silenzio. Questo silenzio così dura da raccontare. E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano alla stessa maniera. Ma è solo un modo per convincerti. A restare in casa quando viene la sera. Però la Storia non si ferma davvero. Davanti a un portone. La Storia entra dentro le nostre stanze e le brucia. La Storia dà torto o dà ragione. La Storia siamo noi. Siamo noi che scriviamo le lettere. Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere. E poi la gente. Perché è la gente che fa la Storia. Quando è il momento di scegliere e di andare. Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi. Perché nessuno la può fermare. La storia siamo noi. Siamo noi padri e figli. Siamo noi, Bella Ciao. Che partiamo. La storia non ha nascondigli. La storia non passa la mano. La storia siamo noi. Siamo noi questo piatto di grano.

GRAZIE – 25 APRILE

"Il coraggio di dire grazie"Durante lo speciale sul 25 aprile di Fabio Fazio, tanti attori hanno omaggiato alcune delle targhe che commemorano chi ha combattuto per la Liberazione.

Pubblicato da Che tempo che fa su Giovedì 25 aprile 2019

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Innovazione spontanea: come uscire più forti dalla crisi del Covid-19

Come rinnovarsi dopo la crisi del Coronavirus: i nostri consigli sull’innovazione spontanea e distribuita

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Come costruire il futuro evitando gli errori del passato e utilizzando gli strumenti del presente

Con la fine del 2019 si conclude un ventennio caratterizzato dall’evoluzione tecnologica e dalla rapidità esponenziale dei suoi cambiamenti. Ma non solo. I primi vent’anni del 2000 sono stati segnati anche dal terrorismo internazionale, dalla crisi economica, dalla frammentazione del lavoro, dai movimenti sociali nati su una piattaforma online e dalle grandi migrazioni.

Vent’anni che in qualche modo potremmo paragonare con i primi venti del secolo scorso, con l’obiettivo di individuare la giusta rotta per quelli a venire.

Se prendessimo ad esempio l’Europa dell’inizio del Novecento, ci accorgeremmo che anche in quell’epoca lo sviluppo della tecnologia stava modificando gli equilibri. Erano i tempi della Belle Epoque, gli anni in cui la rivoluzione elettrica stava per cambiare il mondo delle comunicazioni, gli anni in cui la crisi agraria del secolo precedente mosse i primi enormi flussi migratori – sia in Europa sia nel resto del mondo – gli anni del Welfare e, infine, dei primi movimenti sociali, che in Russia si sarebbero poi trasformati nella famosa Rivoluzione.

Ma furono pure gli anni in cui il progresso tecnologico provava a mostrarsi nella sua grandezza, come con il transatlantico Titanic, prodigio della tecnica ma simbolo anche dell’impreparazione umana di fronte all’utilizzo delle nuove tecnologie, che affondò miseramente nell’Oceano Atlantico tra il 14 e il 15 aprile del 1912.

Un’impreparazione umana perfettamente rappresentata anche dallo sviluppo dell’industria metallurgica, che avrebbe poi finanziato la corsa agli armamenti e guerre devastanti come quella in Libia nel 1911-12, quelle dei Balcani tra il ’12 e il ’13 e infine la Grande Guerra che esplose nel 1914.

A inizio Novecento, il mondo era in totale subbuglio, proprio come lo siamo noi ora, anche se in forme diverse. A grandi scoperte scientifiche, corrispondono tuttora gravi avvenimenti che cambiano gli equilibri sociali, economici e geopolitici.

Il nuovo millennio si è infatti aperto all’insegna della nascita dell’Euro e dell’avvento delle nuove tecnologie, ma pure con l’attacco alle Torri Gemelle, simbolo del terrorismo internazionale, e con la crisi economica del 2007-08.

Come nel Novecento, la società occidentale ha conosciuto un forte progresso, cambiando i suoi costumi e le sue abitudini. Pensiamo al nostro modo di comunicare, sempre più veloce e immediato. Pensiamo ai social newtork che ormai fanno parte integrante delle nostre vite. Ma pensiamo pure a come effettuiamo gli acquisti, online, o allo sviluppo di nuove forme di mercato come la sharing economy.

Tuttavia, a questo progresso economico e sociale corrispondono anche una grande frammentazione del lavoro, guerre appena fuori dai nostri confini come quella in Siria, guerre commerciali come quella fra Stati Uniti e Cina, la nascita di movimenti politici sovranisti e conservatori e grandi flussi migratori come quelli che vanno in scena ogni giorno nel Mar Mediterraneo. E infine c’è pure la minaccia del surriscaldamento globale alla quale dover far fronte.

Esistono quindi numerose analogie fra i primi vent’anni del Novecento e i primi venti del Duemila. A chiare potenzialità per costruire un mondo migliore, si contrappongono minacce che destabilizzano gli equilibri sociali ed economici.

Per far sì che le prime prevalgano sulle seconde, la nostra società dovrà essere attenta nei prossimi anni a non commettere gli errori del passato, a saper leggere con consapevolezza le sfide del futuro e a utilizzare sapientemente gli strumenti del presente.

In particolare, nel contesto economico e lavorativo, tema molto caro a noi di Fi.Mar., sarà necessario ripensare a un nuovo sistema, che permetta al progresso tecnologico di creare e non distruggere posti di lavoro, di alimentare e non disincentivare la coesione sociale.

Dal nostro punto di vista, bisognerà puntare su una coesione costruita attorno a una crescita culturale media, accompagnata da una formazione professionale più moderna e più adeguata alle esigenze dell’epoca in cui viviamo.

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Arte e bellezza: valori primari per fare impresa

Dedicato a Dario Ciamarra, imprenditore di successo che ha sempre generato bellezza nelle sue attività

Foto di copertina parte del progetto artistico “Dreamers“, di Alfonso Firmani

“Se un’azienda cura il bello dentro di sé e attorno a sé, è molto probabile che sia un’azienda responsabile, un’azienda in equilibrio con il mondo e le comunità e non alla ricerca solamente del proprio vantaggio” Giuseppe Morici.

Fino a qualche anno fa, l’aspetto più importante per un’impresa era il profitto. Difficile badare ad altro. Secondo le massime teorie economiche neo-liberiste, su tutte quelle di Milton Friedman e della Scuola di Chicago, un’azienda doveva concentrarsi prima di tutto sui propri azionisti. Ora però, le cose cominciano a cambiare.

Nel mondo imprenditoriale si parla sempre di più di Responsabilità sociale d’impresa. Si tratta di un nuovo modo di concepire l’economia, nel quale un’azienda, per continuare a crescere e a rinnovarsi, deve pensare innanzitutto al suo intorno, creando un ambiente sano e stimolante non solo per i propri clienti e azionisti, ma pure per i propri dipendenti e le comunità sociali ad essa vicine. Pensare al bello, appunto.

I cosiddetti stakeholders, portatori di interesse, hanno ora un ruolo fondamentale per la vita di un’impresa. Se quest’ultima è in grado di mantenerli attorno a sé, rispettandoli e ascoltando le loro esigenze, continuerà la propria attività; se così non fosse, sarà abbandonata a se stessa.

Esistono diverse teorie sull’argomento. Innanzitutto, quella più generale del padre fondatore della Responsabilità Sociale d’Impresa, il professore e filosofo statunitense Robert Edward Freeman.

E poi, tra le altre, quelle condivise da una delle piattaforme più aggiornate su innovazione sociale, politica ed economia, il Ted Talk, dedicata alle relazioni personali all’interno di un’azienda. Tali relazioni, affinché un’impresa abbia successo, si basano su:

  1. Fiducia e rispetto
  2. Equità
  3. Ascolto
  4. Apertura al cambiamento

In entrambi i casi si evidenzia l’importanza di saper dare valore alle persone e all’ambiente che circondano l’azienda e i suoi dirigenti.

Confucio diceva: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita“. Se esteso alla relazione tra manager e dipendenti, questo concetto chiarisce quanto fondamentale sia dare fiducia, rispettare e ascoltare i propri lavoratori. Quando ciò avviene, il dipendente sarà soddisfatto del proprio posto di lavoro e non solo non vorrà cambiarlo, ma lavorerà anche in maniera più efficiente, perché non gli peserà farlo.

Ecco perché essere imprenditore significa far trasparire alcuni valori fondamentali che devono partire dalla cultura della bellezza (nel prodotto – nella comunicazione – nelle relazioni con i clienti – con le risorse umane – con i fornitori) come soggetto all’interno del quale si coltiva la cultura del merito, del rischio, del coraggio e dell’intraprendenza.

Un esempio in tal senso è Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore italiano, esempio di come l’arte e la bellezza possano elevare a un valore più alto l’idea di business. Nel suo intervento alla FED, Forum dell’Economia Digitale, Cucinelli pronunciò queste parole:

“Abbiamo provato a governare l’umanità questo trentennio solo con la scienza. Non è possibile. Ci vuole la mente di Voltaire e l’anima di Rousseau, ci vuole la mente di Apollo e l’anima di Dioniso, altrimenti l’umanità non si governa. Ogni bella idea che parte dalla mente e passa per l’anima sarà una bella idea. (…) È chiaro, in qualsiasi impresa dobbiamo avere il prodotto moderno, innovativo, geniale, comunicato in una certa maniera, ma abbiamo bisogno che i luoghi di lavoro siano luoghi speciali perché noi siamo in difficoltà con l’essere umano. Dobbiamo tornare a credere nell’armonia e nel vivere in armonia col Creato. Dobbiamo far sì che le persone che lavorano con noi lo facciano in luoghi migliori perché ognuno di noi al mattino va a lavoro con quel male dell’anima che ci accompagna. Siamo stati educati a non alzare gli occhi al sole mentre lavoriamo per non essere distratti, ma Jean Jacque Rousseau dice che tu sei creativo quando tutto intorno a te è in pace con il Creato”.

Non è un caso che l’omonima azienda Cucinelli sia una delle prime in Italia sul mercato. Stimolare l’economia della bellezza, dell’arte e delle relazioni umane e ambientali permette di creare quel valore aggiunto in grado di coinvolgere tutti gli attori vicini all’azienda, aumentandone il prestigio e la solidità.

Su questa tendenza hanno cominciato a muoversi anche le multinazionali americane, spesso criticate per le precarie condizioni dei propri lavoratori. Attraverso la piattaforma Business Roundtable, lo scorso agosto è stato pubblicato un documento condiviso tra le duecento aziende americane più importanti, nel quale si sostiene che “Per creare valore bisogna guardare anche all’impatto ecologico, al rispetto dei clienti e alle condizioni dignitose offerte ai dipendenti“.

Alfonso Firmani, autore del progetto artistico “Dreamers“, approfondisce il concetto di arte all’interno di un’impresa, ricordandone il suo valore nel corso della storia:

Una impresa che accoglie l’arte dà segnali di sensibilità, cultura e intelligenza che certamente la posizionano su un livello d’immagine e culturale di alto livello. Anche questo fatto ha precedenti nella storia di primissimo piano, basti pensare al mecenatismo e a quello che ha saputo produrre.”

Quando interveniamo in azienda, noi di Fi.Mar. cerchiamo di applicare questi esempi per la perfetta riuscita del compito a noi affidato.

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1519-2019. La prova del nove che ispira il nostro futuro

Il 2019 è stato per la nostra azienda un anno molto speciale. Fi.Mar. ha infatti celebrato i suoi primi vent’anni di attività, durante i quali ha potuto confrontarsi con le grandi sfide che il mondo economico internazionale ci ha posto davanti.

Sono stati vent’anni ricchi di soddisfazione, poiché il seme piantato in quel lontano 1999 non solo è germogliato, ma si è orgogliosamente ramificato, creando rapporti e relazioni capaci di ispirarci e incentivarci al continuo miglioramento. Tutto questo ci ha permesso di offrire ai nostri clienti preziosi frutti per innovare i loro progetti imprenditoriali, economici e culturali.

Le chiavi per raggiungere questi traguardi credo siano principalmente tre: una sana passione verso il futuro, un costante e intelligente senso dell’ottimismo e un vigile sguardo sullo specchietto retrovisore.

Proprio su quest’ultimo punto mi piacerebbe soffermarmi. Quest’anno infatti si celebrano numerosi anniversari di storici avvenimenti del passato. Da questi possiamo prendere spunto per le sfide che ci attendono nei prossimi vent’anni.

Il passato segnato dal numero nove

Nel 1519, cinquecento anni fa, moriva uno dei più grandi geni della storia dell’umanità: Leonardo da Vinci. Il suo lavoro di ricerca, invettiva e creatività ha permesso di rivoluzionare infiniti aspetti della vita dell’uomo, come l’arte, la scienza, la medicina e l’ingegneria. La sua più grande eredità verso il genere umano, però, è probabilmente la sua sfrenata curiosità verso il mondo che lo circondava. Un esempio di come l’uomo possa superare i propri limiti attraverso il potere della conoscenza.

Nel 1789 scoppiava la Rivoluzione Francese. L’evento mise fine al cosiddetto Ancien Régime, abolì la monarchia assoluta, instaurò la repubblica e diede inizio all’Età Contemporanea. Nonostante il suo carattere confuso, complesso e a tratti violento, la Rivoluzione Francese rimane tutt’ora alla base delle democrazie e delle costituzioni moderne, grazie all’emanazione della storica Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Nel 1949 fu fondata la NATO. Il cosiddetto Patto Atlantico è un trattato militare del quale fanno parte 29 stati europei e nord americani. Pur con le sue contraddizioni politiche e militari, la NATO nei suoi primi 70 anni di storia ha garantito, assieme ad altre numerose organizzazioni internazionali, il più lungo periodo di pace nella storia dell’occidente.

Nel 1969 l’uomo sbarcò sulla Luna. Probabilmente il primo grande evento storico trasmesso in diretta e seguito contemporaneamente da milioni di persone in tutto il mondo. Un evento che ha posto l’umanità di fronte alla possibilità di superare i propri limiti e di scoprire i segreti dell’universo. Lo stesso Jovanotti, ospite da noi a Lignano, si è ispirato a questo storico avvenimento per il suo ultimo tour nelle spiagge, il Jova Beach Tour.

Il 1969 è anche l’anno di Woodstock e del primo grande festival musicale, capace di unire centinaia di migliaia di persone sotto i valori dell’amore, della pace e del rispetto. La libertà in senso puro, espressa in pensieri, parole e atti fisici.

50 anni fa, un affezionato milanista come il sottoscritto, visse anche un altro intenso momento di gioia: la conquista del Milan della Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes de la Plata. Quell’avvenimento fu la riproposizione del grande calcio italiano espressa a livello internazionale. Una perfetta riproposizione di una passione che tutt’ora accomuna giovani ed anziani di tutto il mondo.

Nel 1979 Margaret Thatcher divenne la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro in un governo europeo. Un esempio della valorizzazione della donna e il riconoscimento delle proprie competenze fuori dall’etica delle quote rosa.

Il 1989 è l’anno dell’abbattimento delle barriere. Innanzitutto, viene distrutto il Muro di Berlino, che aveva diviso per trent’anni non solo una città e una nazione, bensì due mondi che finalmente tornavano a convivere. Da qui la riproposizione dell’idea di costruire ponti e non muri, ispirata dalla grande visione dei politici del passato.

Nello stesso anno viene inventato Internet. È l’inizio di una nuova era, che ha permesso nel corso degli anni di unire l’intera razza umana attraverso la connessione digitale in rete.

1999. Sono passati 20 anni dall’introduzione dell’Euro. Un altro storico cambiamento che ha unito creditori e debitori in un sistema ancora da regolamentare. La visione dei politici applicata con modalità parziali.

Le sfide future davanti a noi

Gli avvenimenti elencati qui sopra rappresentano alcune visioni che l’uomo ha avuto nel corso della sua storia, e che hanno tracciato un percorso sul quale le nuove generazioni hanno camminato, aprendo ulteriori nuove strade.

È dagli esempi innovatori del passato che possiamo seminare i germogli del nostro futuro. Ciò lo potremo fare se sapremo intuire le necessità del nostro tempo.

  • Nei prossimi anni, la popolazione globale aumenterà, quella europea diminuirà. E la speranza di vita aumenterà oltre i 100 anni. Il sistema dovrà quindi adattarsi a un’inclusione globale, a livello economico e sociale;
  • Le disuguaglianze distribuite allargheranno la loro forbice, se non interverranno nuovi sistemi di governance a tutela dei diritti e a tutela fiscale;
  • I giovani, che non fanno altro che riproporre ciò che la scienza ripete da decenni, ci hanno avvisato: il cambiamento climatico prodotto dall’uomo sta facendo aumentare sempre più rapidamente la temperatura terrestre. Se non ripensiamo presto ai nostri modelli di consumo, i danni ambientali, e quindi sociali ed economici, saranno enormi;
  • La tecnologia porterà una automazione su larga scala dei processi produttivi. Aumenterà la disoccupazione e si creeranno nuovi lavori a supporto della tecnologia. Le fabbriche diventeranno sempre più cognitive e sempre meno di peso, le competenze saranno sempre più importanti per la ricerca del posto di lavoro. La flessibilità sarà un elemento distintivo;
  • Il vecchio continente potrà quindi riemergere se ci sarà un’alleanza tra politica e ricerca per un’industria pulita.

È inevitabile. Il cambiamento sarà sempre più rapido. Per essere gestito, l’intelligenza reale dovrà cavalcare l’intelligenza artificiale, tutelando il benessere di tutti.

Dal 2019 in poi, la consapevolezza e la conoscenza di un passato così stimolante, che vede nel “9” il suo numero ispiratore, ci permetteranno di affrontare le sfide che abbiamo davanti. E se durante il cammino ci faremo accompagnare da una sana vena di ottimismo, tutto ci risulterà più facile.

Marino Firmani

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Come iniziare il 2019 pensando alla prossima rivoluzione industriale

Stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale. La prima fu quella del vapore, la seconda quella dell’energia elettrica, la terza quella dell’informatica, la quarta è quella del digitale. C’è chi unisce le ultime due in un’unica grande rivoluzione, ma la velocità con la quale la digital economy sta cambiando il mondo del lavoro crediamo non abbia precedenti e che sia un passo successivo al cambiamento informatico avvenuto tra anni ’80 e anni ’90.

L’epoca in cui viviamo porta nuove opportunità, ma pure nuove minacce. Per questo, noi di Fi.Mar. pensiamo sia necessario mettere in ordine i punti, capire quali sono le direzioni economiche attuali e iniziare con la giusta consapevolezza il 2019.

Mancano tutele fiscali

Innanzitutto, la digital economy ha portato alla ribalta nuovi protagonisti sulla scena economica internazionale. Su tutti, Apple, Windows, Google, Facebook e Amazon, che hanno modificato non solo il modo di lavorare, ma pure di consumare. La velocità e la semplicità con le quali si possono ottenere delle informazioni, comunicare o acquistare un prodotto è praticamente immediata e il costo che ne deriva è radente allo zero.

Tuttavia, questi grandi colossi sono solo la punta dell’iceberg di un mondo economico che sta completamente cambiando fisionomia, non solo nelle telecomunicazioni, ma pure nei trasporti e nel turismo. Pensiamo a Uber, Airbnb, Blablacar o Just Eat. Tutte aziende nate grazie a delle piattaforme online, che basano il proprio business nell’arrivare dritti al consumatore, condividendo con lui un’esperienza, che sia di piacere o lavorativa. Il successo di queste piattaforme è dettato dalla facilità con cui offrono i propri servizi e il costo molto basso. I loro profitti sono enormi. Secondo il Corriere.it i big guadagnano in media 10 milioni di euro al giorno (Apple 110 milioni). Tuttavia, due terzi dell’utile vengono tassati in paesi con fiscalità agevolata (come Irlanda, Lussemburgo e Olanda). Ed è qui che sta il primo problema.

Manca una tutela fiscale a livello europeo. I profitti della quarta rivoluzione industriale non vengono ridistribuiti equamente, e questo genera sempre più insicurezza e disuguaglianze a livello economico e sociale. Ciò ci è stato confermato dalle inchieste Panama Papers e Paradise Papers, che hanno fatto emergere un sistema di elusione fiscale utilizzato non solo dalle grandi multinazionali, ma dagli stessi politici che dovrebbero creare delle riforme per contrastare questa tendenza. Una tendenza che sottrae risorse ai cittadini che pagano regolarmente le tasse.


Manca equità nelle PMI

Le disuguaglianze coinvolgono anche le PMI. Le PMI infatti sono costrette a competere con grandi colossi, agevolati da politiche fiscali internazionali e mezzi di investimento spesso troppo avanzati. Questo sistema economico globalizzato obbliga le PMI a ridurre al massimo i costi per sopravvivere. Ne vanno quindi di mezzo i lavoratori delle stesse, con contratti senza alcun tipo di tutela. Se da una parte si legge infatti che i contratti di lavoro aumentano di numero, ciò non si può dire dei diritti. Tali rapporti lavorativi sono molto brevi. Molti durano anche meno di sei mesi.

Ciò comporta da una parte un’impossibilità di programmare il futuro per i lavoratori e quindi una generale sensazione di incertezza. Dall’altra, comporta pure un crollo della qualità dell’impresa. Se i dipendenti cambiano troppo spesso, viene a mancare anche la continuità nel lavoro e la possibilità di progettare a lungo termine. La frammentazione contrattuale si ripercuote nella frammentazione lavorativa di un’azienda, incapace di investire in nuove risorse umane e quindi difficilmente propensa all’innovazione.

Noi di Fi.Mar. invece crediamo che l’innovazione sia importante e per questo l’individuo rimanga fondamentale per poter trovare nuove strade. La creatività, la visione e la capacità di decidere sono infatti qualità umane, non tecnologiche. La tecnologia deve servire come strumento per agevolare e perfezionare il lavoro.

Le opportunità, aspettando l’intelligenza artificiale

Le mancanze sopra descritte devono essere colmate, se si vogliono cogliere le opportunità del nuovo modello internazionale.

Le fabbriche cognitive, la contaminazione intercontinentale, la qualificazione della conoscenza ci condurranno sempre di più ad avanzare rispetto all’era digitale cercando di applicare la tecnologia dell’intelligenza artificiale attraverso differenti livelli funzionali:

  • la simulazione di capacità cognitive per una correlazione dei dati e degli eventi in grado di riconoscere testi, immagini, tabelle, video, voce ed estrapolarne informazioni;
  • il collegamento tra le molteplici informazioni raccolte (attraverso precisi algoritmi matematici e in modo automatizzato);  
  • l’interazione con l’uomo e le modalità di funzionamento dell’intelligenza artificiale
  • È qui che stanno fortemente avanzando i sistemi di Nlp – Natural Language Processing, tecnologie che consentono all’uomo di interagire con le macchine (e viceversa) sfruttando il linguaggio naturale.

La conoscenza e l’aggiornamento permanente saranno i fattori cardine per poter competere nell’era che si sta spalancando di fronte al nostro presente. La prossima rivoluzione industriale.

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Il segreto di un’azienda per competere nell’industria 4.0

Mercoledì 6 luglio 2016, al palazzo Torriani di Confindustria Udine si è tenuto un incontro sull’industria 4.0 e sulla quarta rivoluzione industriale. Questi due temi nel prossimo futuro diventeranno gli argomenti principali dell’economia internazionale e la manifattura italiana deve per forza cominciare ad interpretarli come fondamentali per il suo sviluppo.

Secondo uno dei protagonisti dell’incontro, Andrea Bairati, direttore dell’Area Innovazione e Education di Confindustria, «le imprese industriali vedranno aumentare la propria competitività ed efficienza grazie alla sempre più diffusa e accresciuta capacità di interconnettere, scambiare dati e far cooperare le proprie risorse (macchinari, persone, informazioni) interne alla fabbrica oppure distribuite lungo la catena del valore».

Ciò deriva in particolar modo dalla trasformazione digitale della nostra società, che inevitabilmente va a toccare anche i processi produttivi. Ad esempio, se nel 2015 c’erano 3,47 dispositivi connessi per persona, nel 2020 si prevede ce ne saranno addirittura 6,58. Quasi il doppio.

Questo sviluppo è però solo una piccola parte di un cambiamento globale dai mille volti. C’è l’Internet of things, cioè quell’insieme di oggetti fisici connessi tra loro che si scambiano dati a vicenda e con la quale gli stessi operatori possono interagire. C’è la robotica, un settore in grande via di sviluppo. C’è la comunicazione digitale, rappresentata dall’utilizzo di uno smartphone e dai social network. Infine c’è la condivisione di contenuti tramite cloud, che presuppone la possibilità di archiviare e ottenere dati in qualsiasi momento.

Ecco che per competere in questo nuovo scenario un’azienda, specialmente una Piccola Media Impresa, ha bisogno di una base su cui partire. Ne avevamo già parlato citando il giornalista Luca De Biase, il quale sostiene che bisogna sviluppare la formazione, la connettività a banda ultra larga, la cultura tecnica delle aziende per far emergere nuove professionalità, ma allo stesso tempo rigenerare la cultura umanistica, interpretando nel modo migliore il nuovo paradigma.

L’Italia è molto al di sotto della media europea per quanto riguarda la Nda Connection nelle famiglie (44% contro il 75% Ue). Inoltre il 28% degli italiani non si è mai connesso a internet, contro il 16% della media dell’Unione Europea. Infine, i laureati in Stem, (Science, Technology and Mathematics) sono 14 su 1000, contro i 18 europei.

Secondo uno studio del World Economic Forum (WEF), se la rivoluzione di Internet era agli albori negli anni ’90, quella dell’Internet of Things lo è in questo momento. C’è quindi ancora tempo per riposizionarsi sul mercato, ma il rischio di non interpretare questo cambiamento e di rimanere al palo è molto elevato.

Ci sono chiaramente sia costi sia benefici. Secondo il WEF aumenterà l’efficienza operativa, emergerà un’economia basata sui risultati che i servizi offriranno al cliente, si costituiranno degli ecosistemi connessi tra loro, che oltrepasseranno i confini tradizionali industriali. Infine, uomini e macchine collaboreranno tra loro e si creeranno nuovi lavori, come il “medical robot designer”.

I rischi più grossi si riferiscono invece alla sicurezza. Con uno scambio sempre crescente di dati, la cybersecurity diverrà sempre più importante e sarà proprio la politica a doversi attivare in questo senso.

Una Pmi però come deve comportarsi in questo nuovo scenario? La risposta non è semplice, ma può svilupparsi tenendo conto di alcuni importanti fattori. Come dice De Biase

Gli americani la vedono dal punto di vista del capitale finanziario. I tedeschi la vedono prevalentemente dal punto di vista delle loro grandi organizzazioni produttive. Gli italiani devono trovare la loro chiave per interpretarla.

Uno dei modi di interpretazione viene espresso da Franco Campagna nell’ultimo numero di Realtà Industriale e probabilmente è questo il segreto per poter competere nell’industria 4.0. Scrive Campagna:

Il modello italico (…) deve puntare sulla customizzazione. I prodotti intelligenti interconnessi faranno crescere enormemente le opportunità di differenziazione dei prodotti, togliendo centralità al prezzo come fattore concorrenziale. Puntiamo sul valore aggiunto del design, sul marchio made in Italy che è il simbolo della qualità da sfruttare in tutti i comparti a partire dalla meccanica; competiamo sull’intelligenza: vince chi mette nel processo produttivo l’intelligenza.

Tuttavia, affinché avvenga una tale trasformazione, si deve creare attorno alle imprese un ecosistema in grado di educare, offrire ottime connessioni aperte a tutti, sviluppare la cultura tecnica delle aziende per far emergere nuove professionalità, e rigenerare la cultura umanistica. Ce la faremo?

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