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About: Simone Firmani

Recent Posts by Simone Firmani

Spazio Economia, la nostra nuova avventura radiofonica

La bellezza della radio è di poter arrivare intimamente e privatamente all’ascoltatore

Spazio Economia è la nuova rubrica settimanale di Radio Spazio 103 ideata e condotta da Marino Firmani. Analizziamo gli scenari delle attività produttive del FVG attraverso una lettura della storia, domande sul presente e una visione del futuro, utilizzando uno strumento come la radio che permette di arrivare intimamente e privatamente all’ascoltatore.  Lo facciamo in diretta ogni mercoledì alle 11 dagli studi di Udine di Radio Spazio 103 con ospiti, protagonisti dell’economia regionale, orientati e impegnati su orizzonti internazionali.

Il tema delle prime due puntate è stato quello di analizzare il Design Made in Italy, con le esperienze di industriali che hanno fatto conoscere il Friuli Venezia Giulia a livello internazionale.

La trasmissione va anche in diretta streaming sulla pagina Facebook di Radio Spazio 103.

roberto snaidero a Spazio Economia, la trasmissione di Marino Firmani su Radio Spazio 103

L’esordio in radio con Roberto Snaidero

L’esordio in Radio, avvenuto il 21 ottobre 2020, non poteva essere se non con Roberto Snaidero, amico ma soprattutto esempio per la mia crescita professionale. Ha guidato le aziende di famiglia assumendo incarichi da Amministratore Delegato e di Direzione Amministrativa per la Snaidero R Spa, Membro del Consiglio Direttivo in Confindustria Nazionale, e poi le prestigiose Presidenze del Salone del Mobile, di Federarredo Nazionale, del Catas. Roberto Snaidero è l’uomo delle relazioni internazionali; da molti ritenuto uno dei protagonisti di primo piano nello sviluppo delle relazioni economiche dell’Italia nel mondo, in particolare con Russia e Cina. Nel 2006 fonda, insieme con i figli Francesco, Riccardo e Lorenzo, la BALAB S.r.l. una società che opera nel campo degli investimenti finanziari, grazie alla quale acquisisce tre nuove aziende la Bauxt di Latisana operante nel settore delle porte blindate, e la Volpi Tecno Energia di Muggia azienda che produce generatori marini e la Smania di Venezia che produce arredi luxury per la casa.

Con il suo prezioso intervento ci ha dimostrato come il Design italiano sia un tesoro per il nostro Paese. Vale un terzo del valore globale; il design nel mondo vale 100 miliardi di fatturato e circa 32 miliardi sono made in Italy.

Riconosce la grande qualità delle scuole italiane di Design e vede un futuro ancora importante per i creativi italiani. Evidenzia come le tendenze del design si orientino nuovamente verso il materico, facendo emergere la materia naturale e uscendo da forme minimaliste che avevano quasi banalizzato lo spirito creativo. Riconosce il limite delle dimensioni aziendali delle imprese italiane, che impedisce una maggiore direzione verso un controllo della distribuzione nel settore dell’arredamento. Crede nel futuro e auspica in un maggiore coinvolgimento dei giovani in nuove iniziative imprenditoriali. Ancora una volta diventa un esempio, perché è stato capace di trasferire ai suoi figli il valore d’impresa , il coraggio, la cultura del rischio e soprattutto la cultura del merito.

Il podcast della puntata completa è disponibile qui.

potocco e le figlie protagoniste del secondo episodio di Spazio economia a radio spazio 103 con Marino Firmani

La seconda puntata con la famiglia Potocco

Il 28 ottobre 2020 abbiamo avuto il piacere di ospitare Antonino Potocco insieme alle figlie Alice e Marianna Potocco che rappresentano la quinta generazione della famiglia. Testimoni di una storia imprenditoriale di successo che ha attraversato tutto il ‘900 italiano e che continua a registrare sviluppo e crescita in doppia cifra nel settore dell’arredo e del design dimostrandosi una eccellenza del Made in Italy. Creatività italiana, tradizione artigianale e vocazione internazionale, ma anche bellezza nelle relazioni interne ed esterne, e passaggio generazionale sono i tratti distintivi di Potocco, azienda a conduzione familiare.

Alice e Marianna Potocco sono certe che il design sia ancora italiano pur riconoscendo una contaminazione globale che coinvolge anche creativi di altre nazioni che hanno studiato nel nostro Paese. Alice e Marianna ci hanno parlato, poi del progetto Industry 4.0, una “supply chain” generata da una filiera verticalizzata nei processi, nella ricerca e nella tecnologia.

Entrando nel merito del passaggio generazionale Tonino Potocco ci ha confidato che il suo timbro rispetto al padre è stato quello di voler “vendere il prodotto”, “non di farselo acquistare dal cliente”. Un pensiero certo che ha trasformato l’azienda facendola diventare protagonista del suo mercato.

Le figlie invece accompagneranno i cambiamenti, facendo attenzione ai grandi acceleratori del sistema manifatturiero riferiti all’automazione, al Big Data, alla Connettività, all’Energia Verde, al Commercio Digitale e all’Intelligenza Artificiale.

E’ stato un dialogo interessante perché ha fatto emergere due generazioni che si rispettano e che guardano al futuro passando attraverso i processi della conoscenza e dell’innovazione.

Avendo conosciuto personalmente il padre di Tonino, il sig. Valerio e il fratello Enzo, mi sono permesso di chiudere interpretando il pensiero orgoglioso da parte di chi guarda Tonino da lassù, facendogli i miei più sentiti complimenti per avere saputo guidare l’azienda nel migliore dei modi.

Il podcast della puntata completa la potete scaricare qui.

Il punto con l’Assessore Maurizio Franz

Un dialogo molto interessante è stato quello con l’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Udine Maurizio Franz, dottore commercialista, Professore di Economia Aziendale già Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Il 4 novembre 2020 abbiamo parlato di temi legati alla modernizzazione delle Città, alla riqualificazione del Centro Storico di Udine, della situazione attuale del Commercio e del Turismo a Udine.

Franz ha evidenziato l’accelerazione della Amministrazione Comunale sulla pedonalizzazione di Via Mercatovecchio, e ci ha anticipato alcuni grandi progetti che passano attraverso la riqualificazione della Caserma Osoppo Experimental City e una modernizzazione logistica del Castello di Udine per renderlo più fruibile, maggiori piste ciclabili su tutta l’area urbana e poi una riqualificazione con orizzonti più lunghi, dell’area della stazione con l’inclusione della zona Safau.

Nella seconda parte ci siamo confrontati sulla situazione corrente e Franz ha fatto emergere l’importanza di coinvolgere i giovani nelle scelte strategiche con un futuro che non può prescindere dal tema ambientale sia a livello locale sia a livello internazionale. Nella sintesi conclusiva ha evidenziato 5 parole per descrivere il futuro di Udine: elegante, vivace, verde, sicura, ordinata.

Il podcast è disponibile qui.

Fantoni, un’altra grande storia imprenditoriale

Una conversazione “alta” con il dr. Paolo Fantoni, nostro ospite a “Spazio Economia” l’11 novembre 2020.

Ci sono state raccontate le tappe più significative della splendida storia imprenditoriale della famiglia Fantoni, che ha sempre saputo anticipare i tempi del cambiamento, nei suoi 138 anni di storia, con scelte moderne e inclini allo sviluppo, garantendo benessere e occupazione al nostro territorio.

La conversazione ha fatto emergere gli elementi distintivi di un’attività costantemente alimentata e sostenuta da una solida identità aziendale, riconoscibile nelle seguenti parole chiave: Architettura, Innovazione e Ingegneria (cultura del progetto e del processo industriale), Green economy (natura, ambiente e sviluppo sostenibile) e Famiglia.

Il dialogo poi ci ha portato ad analizzare l’epoca inaspettata che stiamo vivendo, confrontandoci sulla Pandemia,  come figlia di una globalizzazione fragile, che voleva abbreviare le distanze e che si trova oggi ad allargarle; Info-demia, ossia le contraddizioni nell’informazione che rendono difficile ogni orientamento;  Econo-demia, con quali anticorpi l’economia deve sopravvivere alla pandemia.

La rubrica “Pick & Roll” chiude la piacevole conversazione con l’auspicio che il futuro si costruisca su nuove infrastrutture (investimenti), formazione di qualità e maggiore attenzione alla natività.

Se avete piacere di ascoltare la trasmissione, questo è il link al podcast.

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Innovazione spontanea: come uscire più forti dalla crisi del Covid-19

Come rinnovarsi dopo la crisi del Coronavirus: i nostri consigli sull’innovazione spontanea e distribuita

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Come costruire il futuro evitando gli errori del passato e utilizzando gli strumenti del presente

Con la fine del 2019 si conclude un ventennio caratterizzato dall’evoluzione tecnologica e dalla rapidità esponenziale dei suoi cambiamenti. Ma non solo. I primi vent’anni del 2000 sono stati segnati anche dal terrorismo internazionale, dalla crisi economica, dalla frammentazione del lavoro, dai movimenti sociali nati su una piattaforma online e dalle grandi migrazioni.

Vent’anni che in qualche modo potremmo paragonare con i primi venti del secolo scorso, con l’obiettivo di individuare la giusta rotta per quelli a venire.

Se prendessimo ad esempio l’Europa dell’inizio del Novecento, ci accorgeremmo che anche in quell’epoca lo sviluppo della tecnologia stava modificando gli equilibri. Erano i tempi della Belle Epoque, gli anni in cui la rivoluzione elettrica stava per cambiare il mondo delle comunicazioni, gli anni in cui la crisi agraria del secolo precedente mosse i primi enormi flussi migratori – sia in Europa sia nel resto del mondo – gli anni del Welfare e, infine, dei primi movimenti sociali, che in Russia si sarebbero poi trasformati nella famosa Rivoluzione.

Ma furono pure gli anni in cui il progresso tecnologico provava a mostrarsi nella sua grandezza, come con il transatlantico Titanic, prodigio della tecnica ma simbolo anche dell’impreparazione umana di fronte all’utilizzo delle nuove tecnologie, che affondò miseramente nell’Oceano Atlantico tra il 14 e il 15 aprile del 1912.

Un’impreparazione umana perfettamente rappresentata anche dallo sviluppo dell’industria metallurgica, che avrebbe poi finanziato la corsa agli armamenti e guerre devastanti come quella in Libia nel 1911-12, quelle dei Balcani tra il ’12 e il ’13 e infine la Grande Guerra che esplose nel 1914.

A inizio Novecento, il mondo era in totale subbuglio, proprio come lo siamo noi ora, anche se in forme diverse. A grandi scoperte scientifiche, corrispondono tuttora gravi avvenimenti che cambiano gli equilibri sociali, economici e geopolitici.

Il nuovo millennio si è infatti aperto all’insegna della nascita dell’Euro e dell’avvento delle nuove tecnologie, ma pure con l’attacco alle Torri Gemelle, simbolo del terrorismo internazionale, e con la crisi economica del 2007-08.

Come nel Novecento, la società occidentale ha conosciuto un forte progresso, cambiando i suoi costumi e le sue abitudini. Pensiamo al nostro modo di comunicare, sempre più veloce e immediato. Pensiamo ai social newtork che ormai fanno parte integrante delle nostre vite. Ma pensiamo pure a come effettuiamo gli acquisti, online, o allo sviluppo di nuove forme di mercato come la sharing economy.

Tuttavia, a questo progresso economico e sociale corrispondono anche una grande frammentazione del lavoro, guerre appena fuori dai nostri confini come quella in Siria, guerre commerciali come quella fra Stati Uniti e Cina, la nascita di movimenti politici sovranisti e conservatori e grandi flussi migratori come quelli che vanno in scena ogni giorno nel Mar Mediterraneo. E infine c’è pure la minaccia del surriscaldamento globale alla quale dover far fronte.

Esistono quindi numerose analogie fra i primi vent’anni del Novecento e i primi venti del Duemila. A chiare potenzialità per costruire un mondo migliore, si contrappongono minacce che destabilizzano gli equilibri sociali ed economici.

Per far sì che le prime prevalgano sulle seconde, la nostra società dovrà essere attenta nei prossimi anni a non commettere gli errori del passato, a saper leggere con consapevolezza le sfide del futuro e a utilizzare sapientemente gli strumenti del presente.

In particolare, nel contesto economico e lavorativo, tema molto caro a noi di Fi.Mar., sarà necessario ripensare a un nuovo sistema, che permetta al progresso tecnologico di creare e non distruggere posti di lavoro, di alimentare e non disincentivare la coesione sociale.

Dal nostro punto di vista, bisognerà puntare su una coesione costruita attorno a una crescita culturale media, accompagnata da una formazione professionale più moderna e più adeguata alle esigenze dell’epoca in cui viviamo.

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Arte e bellezza: valori primari per fare impresa

Dedicato a Dario Ciamarra, imprenditore di successo che ha sempre generato bellezza nelle sue attività

Foto di copertina parte del progetto artistico “Dreamers“, di Alfonso Firmani

“Se un’azienda cura il bello dentro di sé e attorno a sé, è molto probabile che sia un’azienda responsabile, un’azienda in equilibrio con il mondo e le comunità e non alla ricerca solamente del proprio vantaggio” Giuseppe Morici.

Fino a qualche anno fa, l’aspetto più importante per un’impresa era il profitto. Difficile badare ad altro. Secondo le massime teorie economiche neo-liberiste, su tutte quelle di Milton Friedman e della Scuola di Chicago, un’azienda doveva concentrarsi prima di tutto sui propri azionisti. Ora però, le cose cominciano a cambiare.

Nel mondo imprenditoriale si parla sempre di più di Responsabilità sociale d’impresa. Si tratta di un nuovo modo di concepire l’economia, nel quale un’azienda, per continuare a crescere e a rinnovarsi, deve pensare innanzitutto al suo intorno, creando un ambiente sano e stimolante non solo per i propri clienti e azionisti, ma pure per i propri dipendenti e le comunità sociali ad essa vicine. Pensare al bello, appunto.

I cosiddetti stakeholders, portatori di interesse, hanno ora un ruolo fondamentale per la vita di un’impresa. Se quest’ultima è in grado di mantenerli attorno a sé, rispettandoli e ascoltando le loro esigenze, continuerà la propria attività; se così non fosse, sarà abbandonata a se stessa.

Esistono diverse teorie sull’argomento. Innanzitutto, quella più generale del padre fondatore della Responsabilità Sociale d’Impresa, il professore e filosofo statunitense Robert Edward Freeman.

E poi, tra le altre, quelle condivise da una delle piattaforme più aggiornate su innovazione sociale, politica ed economia, il Ted Talk, dedicata alle relazioni personali all’interno di un’azienda. Tali relazioni, affinché un’impresa abbia successo, si basano su:

  1. Fiducia e rispetto
  2. Equità
  3. Ascolto
  4. Apertura al cambiamento

In entrambi i casi si evidenzia l’importanza di saper dare valore alle persone e all’ambiente che circondano l’azienda e i suoi dirigenti.

Confucio diceva: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita“. Se esteso alla relazione tra manager e dipendenti, questo concetto chiarisce quanto fondamentale sia dare fiducia, rispettare e ascoltare i propri lavoratori. Quando ciò avviene, il dipendente sarà soddisfatto del proprio posto di lavoro e non solo non vorrà cambiarlo, ma lavorerà anche in maniera più efficiente, perché non gli peserà farlo.

Ecco perché essere imprenditore significa far trasparire alcuni valori fondamentali che devono partire dalla cultura della bellezza (nel prodotto – nella comunicazione – nelle relazioni con i clienti – con le risorse umane – con i fornitori) come soggetto all’interno del quale si coltiva la cultura del merito, del rischio, del coraggio e dell’intraprendenza.

Un esempio in tal senso è Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore italiano, esempio di come l’arte e la bellezza possano elevare a un valore più alto l’idea di business. Nel suo intervento alla FED, Forum dell’Economia Digitale, Cucinelli pronunciò queste parole:

“Abbiamo provato a governare l’umanità questo trentennio solo con la scienza. Non è possibile. Ci vuole la mente di Voltaire e l’anima di Rousseau, ci vuole la mente di Apollo e l’anima di Dioniso, altrimenti l’umanità non si governa. Ogni bella idea che parte dalla mente e passa per l’anima sarà una bella idea. (…) È chiaro, in qualsiasi impresa dobbiamo avere il prodotto moderno, innovativo, geniale, comunicato in una certa maniera, ma abbiamo bisogno che i luoghi di lavoro siano luoghi speciali perché noi siamo in difficoltà con l’essere umano. Dobbiamo tornare a credere nell’armonia e nel vivere in armonia col Creato. Dobbiamo far sì che le persone che lavorano con noi lo facciano in luoghi migliori perché ognuno di noi al mattino va a lavoro con quel male dell’anima che ci accompagna. Siamo stati educati a non alzare gli occhi al sole mentre lavoriamo per non essere distratti, ma Jean Jacque Rousseau dice che tu sei creativo quando tutto intorno a te è in pace con il Creato”.

Non è un caso che l’omonima azienda Cucinelli sia una delle prime in Italia sul mercato. Stimolare l’economia della bellezza, dell’arte e delle relazioni umane e ambientali permette di creare quel valore aggiunto in grado di coinvolgere tutti gli attori vicini all’azienda, aumentandone il prestigio e la solidità.

Su questa tendenza hanno cominciato a muoversi anche le multinazionali americane, spesso criticate per le precarie condizioni dei propri lavoratori. Attraverso la piattaforma Business Roundtable, lo scorso agosto è stato pubblicato un documento condiviso tra le duecento aziende americane più importanti, nel quale si sostiene che “Per creare valore bisogna guardare anche all’impatto ecologico, al rispetto dei clienti e alle condizioni dignitose offerte ai dipendenti“.

Alfonso Firmani, autore del progetto artistico “Dreamers“, approfondisce il concetto di arte all’interno di un’impresa, ricordandone il suo valore nel corso della storia:

Una impresa che accoglie l’arte dà segnali di sensibilità, cultura e intelligenza che certamente la posizionano su un livello d’immagine e culturale di alto livello. Anche questo fatto ha precedenti nella storia di primissimo piano, basti pensare al mecenatismo e a quello che ha saputo produrre.”

Quando interveniamo in azienda, noi di Fi.Mar. cerchiamo di applicare questi esempi per la perfetta riuscita del compito a noi affidato.

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1519-2019. La prova del nove che ispira il nostro futuro

Il 2019 è stato per la nostra azienda un anno molto speciale. Fi.Mar. ha infatti celebrato i suoi primi vent’anni di attività, durante i quali ha potuto confrontarsi con le grandi sfide che il mondo economico internazionale ci ha posto davanti.

Sono stati vent’anni ricchi di soddisfazione, poiché il seme piantato in quel lontano 1999 non solo è germogliato, ma si è orgogliosamente ramificato, creando rapporti e relazioni capaci di ispirarci e incentivarci al continuo miglioramento. Tutto questo ci ha permesso di offrire ai nostri clienti preziosi frutti per innovare i loro progetti imprenditoriali, economici e culturali.

Le chiavi per raggiungere questi traguardi credo siano principalmente tre: una sana passione verso il futuro, un costante e intelligente senso dell’ottimismo e un vigile sguardo sullo specchietto retrovisore.

Proprio su quest’ultimo punto mi piacerebbe soffermarmi. Quest’anno infatti si celebrano numerosi anniversari di storici avvenimenti del passato. Da questi possiamo prendere spunto per le sfide che ci attendono nei prossimi vent’anni.

Il passato segnato dal numero nove

Nel 1519, cinquecento anni fa, moriva uno dei più grandi geni della storia dell’umanità: Leonardo da Vinci. Il suo lavoro di ricerca, invettiva e creatività ha permesso di rivoluzionare infiniti aspetti della vita dell’uomo, come l’arte, la scienza, la medicina e l’ingegneria. La sua più grande eredità verso il genere umano, però, è probabilmente la sua sfrenata curiosità verso il mondo che lo circondava. Un esempio di come l’uomo possa superare i propri limiti attraverso il potere della conoscenza.

Nel 1789 scoppiava la Rivoluzione Francese. L’evento mise fine al cosiddetto Ancien Régime, abolì la monarchia assoluta, instaurò la repubblica e diede inizio all’Età Contemporanea. Nonostante il suo carattere confuso, complesso e a tratti violento, la Rivoluzione Francese rimane tutt’ora alla base delle democrazie e delle costituzioni moderne, grazie all’emanazione della storica Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Nel 1949 fu fondata la NATO. Il cosiddetto Patto Atlantico è un trattato militare del quale fanno parte 29 stati europei e nord americani. Pur con le sue contraddizioni politiche e militari, la NATO nei suoi primi 70 anni di storia ha garantito, assieme ad altre numerose organizzazioni internazionali, il più lungo periodo di pace nella storia dell’occidente.

Nel 1969 l’uomo sbarcò sulla Luna. Probabilmente il primo grande evento storico trasmesso in diretta e seguito contemporaneamente da milioni di persone in tutto il mondo. Un evento che ha posto l’umanità di fronte alla possibilità di superare i propri limiti e di scoprire i segreti dell’universo. Lo stesso Jovanotti, ospite da noi a Lignano, si è ispirato a questo storico avvenimento per il suo ultimo tour nelle spiagge, il Jova Beach Tour.

Il 1969 è anche l’anno di Woodstock e del primo grande festival musicale, capace di unire centinaia di migliaia di persone sotto i valori dell’amore, della pace e del rispetto. La libertà in senso puro, espressa in pensieri, parole e atti fisici.

50 anni fa, un affezionato milanista come il sottoscritto, visse anche un altro intenso momento di gioia: la conquista del Milan della Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes de la Plata. Quell’avvenimento fu la riproposizione del grande calcio italiano espressa a livello internazionale. Una perfetta riproposizione di una passione che tutt’ora accomuna giovani ed anziani di tutto il mondo.

Nel 1979 Margaret Thatcher divenne la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro in un governo europeo. Un esempio della valorizzazione della donna e il riconoscimento delle proprie competenze fuori dall’etica delle quote rosa.

Il 1989 è l’anno dell’abbattimento delle barriere. Innanzitutto, viene distrutto il Muro di Berlino, che aveva diviso per trent’anni non solo una città e una nazione, bensì due mondi che finalmente tornavano a convivere. Da qui la riproposizione dell’idea di costruire ponti e non muri, ispirata dalla grande visione dei politici del passato.

Nello stesso anno viene inventato Internet. È l’inizio di una nuova era, che ha permesso nel corso degli anni di unire l’intera razza umana attraverso la connessione digitale in rete.

1999. Sono passati 20 anni dall’introduzione dell’Euro. Un altro storico cambiamento che ha unito creditori e debitori in un sistema ancora da regolamentare. La visione dei politici applicata con modalità parziali.

Le sfide future davanti a noi

Gli avvenimenti elencati qui sopra rappresentano alcune visioni che l’uomo ha avuto nel corso della sua storia, e che hanno tracciato un percorso sul quale le nuove generazioni hanno camminato, aprendo ulteriori nuove strade.

È dagli esempi innovatori del passato che possiamo seminare i germogli del nostro futuro. Ciò lo potremo fare se sapremo intuire le necessità del nostro tempo.

  • Nei prossimi anni, la popolazione globale aumenterà, quella europea diminuirà. E la speranza di vita aumenterà oltre i 100 anni. Il sistema dovrà quindi adattarsi a un’inclusione globale, a livello economico e sociale;
  • Le disuguaglianze distribuite allargheranno la loro forbice, se non interverranno nuovi sistemi di governance a tutela dei diritti e a tutela fiscale;
  • I giovani, che non fanno altro che riproporre ciò che la scienza ripete da decenni, ci hanno avvisato: il cambiamento climatico prodotto dall’uomo sta facendo aumentare sempre più rapidamente la temperatura terrestre. Se non ripensiamo presto ai nostri modelli di consumo, i danni ambientali, e quindi sociali ed economici, saranno enormi;
  • La tecnologia porterà una automazione su larga scala dei processi produttivi. Aumenterà la disoccupazione e si creeranno nuovi lavori a supporto della tecnologia. Le fabbriche diventeranno sempre più cognitive e sempre meno di peso, le competenze saranno sempre più importanti per la ricerca del posto di lavoro. La flessibilità sarà un elemento distintivo;
  • Il vecchio continente potrà quindi riemergere se ci sarà un’alleanza tra politica e ricerca per un’industria pulita.

È inevitabile. Il cambiamento sarà sempre più rapido. Per essere gestito, l’intelligenza reale dovrà cavalcare l’intelligenza artificiale, tutelando il benessere di tutti.

Dal 2019 in poi, la consapevolezza e la conoscenza di un passato così stimolante, che vede nel “9” il suo numero ispiratore, ci permetteranno di affrontare le sfide che abbiamo davanti. E se durante il cammino ci faremo accompagnare da una sana vena di ottimismo, tutto ci risulterà più facile.

Marino Firmani

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Arrivano i contributi per le aziende Fvg che cercano competenze manageriali

Per le micro e piccole medie imprese del Friuli Venezia Giulia ci sono buone notizie. La Regione, per mezzo della Camera di Commercio Fvg, ha infatti messo a disposizione dei contributi in favore di quelle aziende che cercano competenze manageriali per rilanciare il proprio business.

Queste le principali caratteristiche del bando, la cui scadenza è prevista per le 16.30 del 9 settembre 2016.

Beneficiari
Possono beneficiare dei contributi le PMI che:
a) sono iscritte al Registro delle imprese presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nel prosieguo “CCIAA”, competente per territorio;
b) sono attive;
c) hanno sede legale o unità operativa/e, cui si riferiscono le iniziative, nel territorio regionale;
d) non sono in stato di scioglimento o liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali, quali fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo, amministrazione controllata o straordinaria.
Aree di applicazione
Regione Friuli Venezia Giulia
Iniziative ammissibili
Sono ammissibili ad incentivazione le iniziative volte a:
a) l’acquisizione di servizi di temporary management;
b) l’assunzione per il primo periodo di attività, nel limite massimo di ventiquattro mesi, di personale manageriale altamente qualificato con contratto di lavoro subordinato con qualifica di dirigente o quadro intermedio
Spese ammissibili
Sono ammissibili le seguenti spese, al netto dell’IVA, sostenute a partire dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda:
a) ai fini della realizzazione delle iniziative concernenti l’acquisizione di servizi di temporary management, le spese per l’acquisizione di servizi di consulenza manageriale forniti da imprese iscritte al Registro delle imprese e/o da consulenti che svolgono un’attività professionale, la cui attività, così come classificata in base ai codici ISTAT ATECO risultanti dalla visura camerale o da documentazione equipollente, è coerente con la natura della consulenza fornita, e che possiedono comprovata esperienza nello specifico campo di intervento;
b) ai fini della realizzazione delle iniziative concernenti l’assunzione per il primo periodo di attività, nel limite massimo di ventiquattro mesi, di personale manageriale altamente qualificato, le spese a carico dell’impresa relative al compenso lordo spettante al personale manageriale per le prestazioni rese.
Sono altresì ammissibili le spese connesse all’attività di certificazione di cui all’articolo 41 bis della legge regionale 7/2000, nell’importo massimo di 1.000,00 euro.

Agevolazioni

L’intensità massima del contributo concedibile è pari al 50% della spesa ammissibile.
Il limite minimo di spesa ammissibile è pari a 5.000,00 euro (non si computano le spese relative alla certificazione della rendicontazione).
Il limite massimo del contributo concedibile per l’acquisizione di servizi di temporary management è pari a 50.000,00 euro.
Il limite massimo del contributo concedibile per l’assunzione per il primo periodo di attività, nel limite massimo di ventiquattro mesi, di personale manageriale altamente qualificato è pari a 70.000,00 euro.
Scadenza
Le domande sono presentate esclusivamente tramite posta elettronica certificata (PEC) dell’impresa richiedente, in conformità alle norme vigenti in materia, a partire dalle ore 9.15 del giorno 20/06/2016 e fino alle ore 16.30 del 09/09/2016.
Procedure

Le domande sono istruite su base provinciale secondo il procedimento valutativo a sportello ai sensi dell’articolo 36, comma 4, della legge regionale 7/2000, applicando i criteri valutativi previsti dal Regolamento.

La domanda, in bollo, sottoscritta con firma digitale del legale rappresentante dell’impresa richiedente, utilizzando la modulistica pubblicata sul presente sito, dovrà essere inviata dalla casella Pec dell’impresa richiedente, all’indirizzo PEC della CCIAA competente per territorio e di seguito indicato:

Camera di Commercio di Gorizia: fondogorizia@go.legalmail.camcom.it
Camera di Commercio di Pordenone: cciaa@pn.legalmail.camcom.it

Camera di Commercio di Trieste: cciaa@ts.legalmail.camcom.it

Camera di Commercio di Udine: contributi@ud.legalmail.camcom.it

La domanda si considera validamente inviata se:
  • è trasmessa mediante la casella PEC dell’impresa richiedente;
  • è sottoscritta con firma digitale del legale rappresentante dell’impresa richiedente.

La data e l’ora di presentazione della domanda sono determinate dalla data e dall’ora di ricezione della PEC espressa in hh:mm:ss come attestate dal file “daticert.xlm” di certificazione del messaggio generato dal sistema in allegato alla PEC e contenente le informazioni relative alla ricevuta di accettazione del messaggio di PEC inviata dall’impresa.

TEMPORARY MANAGER – LA SCELTA GIUSTA PER LA TUA AZIENDA

 
Alle domande devono essere allegati:
Relazione illustrativa dell’iniziativa/e (Allegato 1);
Quadro riepilogativo della spesa (Allegato 2);
Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante i requisiti per la classificazione di microimpresa, piccola impresa, media impresa (Allegato 3);
Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la concessione di aiuti in «de minimis» (Allegato 4 – da compilare nel caso l’incentivo sia richiesto ai sensi del regolamento «de minimis»);
Dichiarazione/i sostitutiva/e di atto notorio attestante la concessione di aiuti in «de minimis» da parte delle altre imprese facenti parte della medesima “impresa unica” di cui fa parte la suddetta impresa (Allegato 4bis – opzionale nel caso l’incentivo sia richiesto ai sensi del regolamento «de minimis»);
preventivi di spesa (ai fini della verifica di congruità con l’ammontare dell’incentivo richiesto);
curriculum/curricula aziendale/i dell’impresa/e dalla/dalle quali sono acquisiti i servizi di temporary management ed eventuale curriculum aziendale nel caso di prestazione fornita da società ai sensi dell’articolo 6, comma 1, del Regolamento;
curriculum/curricula vitae del/i professionista/i dal quale sono acquisiti i servizi di temporary management ai sensi dell’articolo 6, comma 1, del Regolamento;
curriculum/curricula vitae del personale manageriale altamente qualificato;
eventuali altri allegati;
Documenti relativi al rating di legalità;
Documenti relativi al contratto di rete.

Le domande presentate con modalità diverse nonché le domande presentate ad indirizzi PEC diversi da quello pertinente indicato nella nota informativa Unioncamere FVG e sopra richiamato, non saranno considerate valide e verranno archiviate ai sensi dell’art. 10 comma 11 del Regolamento.

La casella Pec da cui è stata inoltrata la domanda da parte dell’impresa istante, e precisata nella modulistica, verrà utilizzata dai soggetti gestori dei contributi per l’invio di richieste e comunicazioni ufficiali relative all’istruttoria della domanda di contributo presentata (inammissibilità, motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, richieste di integrazione, etc.).

Ciascuna impresa presenta una sola domanda di incentivo per ciascun anno solare.
Le imprese che presentano domanda di contributo, per beneficiare dell’agevolazione richiesta, sono tenute a rispettare:
  • le condizioni previste dal DL 95/2012 art. 4, comma 6, come convertito dalla L. 135/2012, che prevede che ” Gli enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile, che forniscono servizi a favore dell’amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche”;
  • il divieto generale di contribuzione previsto dall’art. 31 della LR 7/2000;
  • tutti gli obblighi previsti dal presente Regolamento, dalla L.R. 7/2000 e dalla normativa vigente.

Le iniziative oggetto di domanda di contributo sono finanziate con fondi regionali.

Rendicontazione e modalità di pagamento delle spese
Per la rendicontazione, ai sensi dell’articolo 41 della legge regionale 7/2000, l’impresa beneficiaria presenta, in particolare:
a) copia dei documenti di spesa, annullati in originale dall’impresa beneficiaria con apposita dicitura relativa all’ottenimento dell’incentivo, costituiti da fatture o, in caso di impossibilità di acquisire le stesse, da documenti contabili aventi forza probatoria equivalente ovvero, nel caso di prestazioni di lavoro, da copia del contratto di lavoro ovvero dalla busta paga;
b) documentazione comprovante l’avvenuto pagamento;
c) dichiarazione del beneficiario attestante la corrispondenza agli originali delle copie dei documenti di spesa di cui alla lettera a);
d) relazione rilasciata dal personale manageriale altamente qualificato o dal soggetto prestatore di servizi di temporary management, descrittiva della prestazione eseguita, salvo il caso delle prestazioni del personale manageriale altamente qualificato rese in forza di un contratto di lavoro subordinato.
La rendicontazione può essere presentata anche con le modalità di cui all’articolo 41 bis della legge regionale 7/2000.
In caso di documenti di spesa redatti in lingua straniera va allegata la traduzione in lingua italiana.
Le spese ammissibili ad incentivazione sono al netto dell’IVA. Il soggetto gestore ha facoltà di chiedere in qualunque momento l’esibizione degli originali dei documenti di spesa.
Il pagamento delle spese avviene esclusivamente tramite i seguenti strumenti, pena l’inammissibilità della relativa spesa: bonifico bancario o postale, ricevuta bancaria, bollettino postale. Il beneficiario prova l’avvenuto sostenimento della spesa attraverso la seguente documentazione di pagamento:
a) copia di estratti conto bancari o postali dai quali si evinca l’effettivo trasferimento di denaro a favore dei prestatori di lavoro o servizi, per gli importi corrispondenti a quelli indicati nei documenti di spesa rendicontati;
b) copia delle ricevute bancarie e dei bollettini postali dai quali si evinca l’effettivo trasferimento di denaro a favore dei prestatori di lavoro o servizi, per gli importi corrispondenti a quelli indicati nei documenti di spesa rendicontati.
A ogni documento di spesa corrispondono distinti versamenti bancari o postali dalla cui documentazione risulta espressamente l’avvenuta esecuzione e la riferibilità allo specifico documento di spesa, del quale tale documentazione di pagamento riporta gli estremi. In caso di pagamenti cumulativi di più documenti di spesa di cui uno o più di uno non riferibili alle spese relative al progetto che beneficia dell’incentivo, l’impresa presenta la documentazione di pagamento comprovante il pagamento complessivo ed allega al rendiconto anche copia dei documenti di spesa, cui il pagamento cumulativo si riferisce, che non riguardano l’iniziativa che beneficia dell’incentivo.
Non è ammesso il pagamento tramite compensazione
Si rinvia all’art. 18 del Regolamento per ulteriori indicazioni relative alle modalità di rendicontazione.

A chi rivolgersi
 
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Il segreto di un’azienda per competere nell’industria 4.0

Mercoledì 6 luglio 2016, al palazzo Torriani di Confindustria Udine si è tenuto un incontro sull’industria 4.0 e sulla quarta rivoluzione industriale. Questi due temi nel prossimo futuro diventeranno gli argomenti principali dell’economia internazionale e la manifattura italiana deve per forza cominciare ad interpretarli come fondamentali per il suo sviluppo.

Secondo uno dei protagonisti dell’incontro, Andrea Bairati, direttore dell’Area Innovazione e Education di Confindustria, «le imprese industriali vedranno aumentare la propria competitività ed efficienza grazie alla sempre più diffusa e accresciuta capacità di interconnettere, scambiare dati e far cooperare le proprie risorse (macchinari, persone, informazioni) interne alla fabbrica oppure distribuite lungo la catena del valore».

Ciò deriva in particolar modo dalla trasformazione digitale della nostra società, che inevitabilmente va a toccare anche i processi produttivi. Ad esempio, se nel 2015 c’erano 3,47 dispositivi connessi per persona, nel 2020 si prevede ce ne saranno addirittura 6,58. Quasi il doppio.

Questo sviluppo è però solo una piccola parte di un cambiamento globale dai mille volti. C’è l’Internet of things, cioè quell’insieme di oggetti fisici connessi tra loro che si scambiano dati a vicenda e con la quale gli stessi operatori possono interagire. C’è la robotica, un settore in grande via di sviluppo. C’è la comunicazione digitale, rappresentata dall’utilizzo di uno smartphone e dai social network. Infine c’è la condivisione di contenuti tramite cloud, che presuppone la possibilità di archiviare e ottenere dati in qualsiasi momento.

Ecco che per competere in questo nuovo scenario un’azienda, specialmente una Piccola Media Impresa, ha bisogno di una base su cui partire. Ne avevamo già parlato citando il giornalista Luca De Biase, il quale sostiene che bisogna sviluppare la formazione, la connettività a banda ultra larga, la cultura tecnica delle aziende per far emergere nuove professionalità, ma allo stesso tempo rigenerare la cultura umanistica, interpretando nel modo migliore il nuovo paradigma.

L’Italia è molto al di sotto della media europea per quanto riguarda la Nda Connection nelle famiglie (44% contro il 75% Ue). Inoltre il 28% degli italiani non si è mai connesso a internet, contro il 16% della media dell’Unione Europea. Infine, i laureati in Stem, (Science, Technology and Mathematics) sono 14 su 1000, contro i 18 europei.

Secondo uno studio del World Economic Forum (WEF), se la rivoluzione di Internet era agli albori negli anni ’90, quella dell’Internet of Things lo è in questo momento. C’è quindi ancora tempo per riposizionarsi sul mercato, ma il rischio di non interpretare questo cambiamento e di rimanere al palo è molto elevato.

Ci sono chiaramente sia costi sia benefici. Secondo il WEF aumenterà l’efficienza operativa, emergerà un’economia basata sui risultati che i servizi offriranno al cliente, si costituiranno degli ecosistemi connessi tra loro, che oltrepasseranno i confini tradizionali industriali. Infine, uomini e macchine collaboreranno tra loro e si creeranno nuovi lavori, come il “medical robot designer”.

I rischi più grossi si riferiscono invece alla sicurezza. Con uno scambio sempre crescente di dati, la cybersecurity diverrà sempre più importante e sarà proprio la politica a doversi attivare in questo senso.

Una Pmi però come deve comportarsi in questo nuovo scenario? La risposta non è semplice, ma può svilupparsi tenendo conto di alcuni importanti fattori. Come dice De Biase

Gli americani la vedono dal punto di vista del capitale finanziario. I tedeschi la vedono prevalentemente dal punto di vista delle loro grandi organizzazioni produttive. Gli italiani devono trovare la loro chiave per interpretarla.

Uno dei modi di interpretazione viene espresso da Franco Campagna nell’ultimo numero di Realtà Industriale e probabilmente è questo il segreto per poter competere nell’industria 4.0. Scrive Campagna:

Il modello italico (…) deve puntare sulla customizzazione. I prodotti intelligenti interconnessi faranno crescere enormemente le opportunità di differenziazione dei prodotti, togliendo centralità al prezzo come fattore concorrenziale. Puntiamo sul valore aggiunto del design, sul marchio made in Italy che è il simbolo della qualità da sfruttare in tutti i comparti a partire dalla meccanica; competiamo sull’intelligenza: vince chi mette nel processo produttivo l’intelligenza.

Tuttavia, affinché avvenga una tale trasformazione, si deve creare attorno alle imprese un ecosistema in grado di educare, offrire ottime connessioni aperte a tutti, sviluppare la cultura tecnica delle aziende per far emergere nuove professionalità, e rigenerare la cultura umanistica. Ce la faremo?

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L’Italia si scopre prima nel turismo del gusto

Food Travel Monitor, una delle più importanti studi internazionali sul turismo enogastronomico, ha stilato una classifica delle mete preferite dai cosiddetti food travellers, i turisti del cibo. L’Italia risulta prima, ma ciò che più è importante è che la tendenza a scegliere un paese in base alla qualità del cibo sia crescente.

Secondo lo studio, il 49% dei turisti internazionali si spostano per motivazioni enogastronomiche, superando così le motivazioni culturali. I Paesi in cui è stata condotta la ricerca sono undici: Italia, Francia, Germania, Irlanda, Regno Unito, Spagna, Australia, Cina, India, Messico e Stati Uniti. Il Bel Paese è la meta preferita, in particolar modo dai cinesi e dagli americani, che alle domande del sondaggio l’hanno definita come l’unica destinazione.

La maggior parte di questi turisti del gusto viene identificata nella generazione dei Millennials, cioè quelle persone nate attorno all’anno 2000 e per questo native digitali. Ciò significa che una buona parte di giovani sceglie una località in base a cosa si mangia, ma allo stesso tempo sarà molto probabile che ne faccia anche inconsapevolmente pubblicità. Essendo nativi digitali le foto scattate dagli smartphone dei Millennials sono sicuramente un mezzo per comunicare il prodotto culinario, tenendo conto della grande quantità di immagini riferite al cibo che ogni giorno vengono condivise.

La tendenza a crescere deriva proprio da qui. I Millennials sono i giovani contemporanei, gli adulti di domani. Se le nuove generazioni tendono a spostarsi in base alla qualità del cibo, probabilmente nel prossimo futuro questo numero sarà destinato a crescere.

Per l’Italia è quindi molto importante essere acuta osservatrice di questi fenomeni. Questo primato temporaneo dovrà essere ben gestito, tenendo infine conto di quanto dichiara Roberta Garibaldiambassador della WTFA per l’Italia, docente universitario e responsabile dell’Osservatorio sul turismo dell’Università degli studi di Bergamo, al Corriere.it: “Il viaggiatore Food&Beverage è inoltre ad alto valore aggiunto, con una propensione alla spesa più alta: sia per la spesa in food&wine durante il viaggio, sia perché tende a partecipare ad altre attività culturali quando viaggia, sia perché acquista volentieri prodotti tipici da riportare a casa dopo il viaggio”.

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Turismo made in Italy, ripartiamo dal Sud

Il turismo è uno degli aspetti più importanti dell’economia italiana, ma spesso non è sfruttato adeguatamente, specialmente nei confronti degli stranieri. Questa carenza di capacità di saper attrarre visite provenienti da fuori confine è scritta nei numeri: l’Italia, considerata da tutti “Il Bel Paese”, è al quinto posto della classifica mondiale per arrivi internazionali, sotto Francia, USA, Spagna e Cina.

C’è sicuramente un miglioramento dal 2014 al 2015, del 4,4%, ma non basta. Se si vanno ad analizzare i dati nello specifico, si scopre un netto divario tra le regioni italiane. Le più scelte dai visitatori stranieri sono infatti quelle del Centro-Nord, con a capo il Veneto, mentre la prima del Sud Italia è la Sicilia, al settimo posto. I paesi da cui provengono maggiormente gli stranieri sono Germania, USA, Francia e Regno Unito. Gli arrivi internazionali in Italia al Nord sono del 59%, al Centro del 29% e al Sud del 12%.

Un divario evidente, che rispecchia una situazione critica dal punto di vista sociale ed economico. In un articolo su Linkiesta si nota infatti che i tassi di occupazione del 2015 di Sicilia, Campania, Calabria e Puglia sono inferiori rispetto a quelli del 2000 e risultano molto simili a quelli della Germania dell’Est di vent’anni fa, quando quest’ultima era appena uscita dal controllo sovietico.

Le difficoltà nel trovare lavoro vengono evidenziate anche nel XVIII rapporto di Almalaurea: al Nord il 74% dei laureati trova lavoro, al Sud solo il 53%. Secondo il rapporto, tra il 2003 e il 2015 le iscrizioni universitarie meridionali sono calate del 30%. Questo perché in molti preferiscono andare a fare l’università al Centro-Nord. Secondo il Censis, nell’anno accademico 2014-2015 si sono spostati dal Mezzogiorno verso le regioni del Centro-Nord quasi 23.000 ragazzi.

Questo significa che il Sud non è più attrattivo per i suoi residenti, e quindi come potrebbe esserlo per chi volesse passarvi dei giorni di vacanza? Se l’occupazione arranca e la formazione frena risulta molto difficile essere in grado di accogliere personalità straniere. Per farlo, infatti, servono competenze linguistiche, imprenditoriali e organizzative che però si possono acquisire solo con il lavoro e l’istruzione. La fuga dei talenti, invece, dimostra ancora una volta l’esistenza di uno spreco negli investimenti culturali.

A questo il governo sta provando a porvi rimedio, con lo stanziamento del piano da 3,2 miliardi istituito dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) per ricerca, capitale umano e beni culturali. Su Repubblica, a tal proposito, si scrive così: “A beneficiare del piano saranno grandi completamenti di interventi già in corso: Pompei, Ercolano, la Cittadella di Alessandria, la Reggia di Caserta e gli Uffizi di Firenze, oltre a nuovi interventi di importo complessivo di 170 milioni da ripartire fra interventi di valore non inferiore a 10 milioni di euro con successivo provvedimento.Sono anche stati assegnati circa 290 milioni di euro per programmi e azioni finalizzate al sostegno alle imprese e alla crescita”.

Basterà per far rinascere il Sud Italia? Il tempo ci darà le risposte. Certo è che, come dice Emanuela Marchiafava su ilPost.it, “la cultura e il turismo non aspettano ma, soprattutto, non muoiono mai: semplicemente, si spostano da un luogo all’altro del mondo”. Per tenerceli stretti dovremo quindi aumentare le nostre capacità attrattive, a partire dal Sud, e per chi già ci vive.

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Scatta l’Internet Day Fvg, un appuntamento da non perdere

Sono passati trent’anni da quando Internet è arrivato in Italia e per l’occasione domani, 29 aprile 2016, sarà per tutti l’Internet Day. Solo in Friuli Venezia Giulia, la cui giornata si chiamerà Internet Day Fvg si contano 151 eventi, distribuiti in tutte le quattro province della regione. L’obiettivo è di celebrare una delle più importanti invenzioni del secolo scorso, ma soprattutto di capire quali direzioni prenderà il mondo del web e delle nuove tecnologie, sempre più interconnesse tra loro.

Quando si parla di Internet, infatti, non ci si può soffermare solo sui social network, bensì bisogna considerare anche tutte le novità che stanno rivoluzionando il panorama tecnologico internazionale. Una di queste, forse la più importante, è la Internet of Things, cioè un insieme di tecnologie che permette di mettere in rete dei dispositivi originalmente nati senza una vocazione digitale. Un esempio potrebbe essere quello di un lampione, che oltre a rilevare se la sua lampada è o meno funzionante, potrebbe rilevare anche l’inquinamento dell’aria circostante, tramite un’azione di monitoraggio e controllo.

Si parlerà di questo e di molto altro da Ídeo, spazio coworking e vero laboratorio di idee, situato a Feletto Umberto, in provincia di Udine. Sarà una giornata molto stimolante per i giovani, studenti e lavoratori, ma anche per imprenditori, insegnanti e giornalisti incuriositi dalle novità che la rete può offrire. Fi.Mar. sarà presente, ma anche voi potete fare altrettanto, iscrivendovi qui (ingresso libero).

Per l’occasione verrà innanzitutto lanciato TechFVG, un progetto che nasce con l’intento di creare collaborazioni tra le aziende tecnologiche del territorio e i giovani interessati a sviluppare ed esprimere le proprie capacità con l’obiettivo di ricercare soluzioni innovative.

Ci saranno poi numerose testimonianze di aziende, startup e incubatori che si stanno mettendo in gioco per offrire nuove visioni a livello sociale ed economico. Questo è il programma completo. Studiatelo per bene!

IL PROGRAMMA

  • Ore 10:00 – 11:00 Networking brunch
    Invito ai coworkers per uno scambio idee, progetti e soluzioni
  • Ore 11:00 – 12:00 Labor.comm: l’attività di networking, il coworking come modello di lavoro
    A cura dello staff Labor.comm
    Relatori: Marco Duriavich (assessore del comune di Tavagnacco) e Priel Korenfeld (coordinatore progetto )
  • Ore 12:00 – 14:00 Debriefing lunch
    Pausa pranzo tra le aziende partecipanti e i coworkers
  • Ore 14:00 – 14:30 Innovare il metodo di lavoro: digitalizzazione e condivisione della conoscenza come ricetta per il futuro
    A cura di Ídeo Creative Network
    Relatore: Marco Da Rin (co-founder ídeo)
  • Ore 14:30 -15:00 Internet of Everythings
    A cura di Eurotech
    Relatore: Tiziano Modotti (Sales Manager di Eurotech)
  • Ore 15:00 – 15:30 Fare impresa: generazioni a confronto
    A cura di Cda
    Relatore: Fabrizio Cattelan (CEO di CDA)
  • Ore 15:30 – 16:00 Watly: dall’energia del sole alla quarta rivoluzione industriale
    A cura di Walty
    Relatore: Matteo Squizzato (co-founder di Watly)

 

 

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