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About: Marino Firmani

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Conversazione con Federico Fubini a Spazio Economia

Conversazione con Federico Fubini a Spazio Economia

Mercoledì 25 novembre abbiamo avuto il piacere di ospitare Federico Fubini a Spazio Economia, nostro programma in onda su Radio Spazio 103.

Federico Fubini, giornalista e scrittore, è editorialista e vicedirettore ad personam del Corriere della Sera.

Ha seguito tutti i grandi eventi che hanno cambiato negli ultimi anni il mondo economico, finanziario, politico e oggi sanitario, con i suoi reportage, le interviste e gli editoriali. Profondo osservatore dell’economia internazionale e della società contemporanea, ha scritto molti libri di successo. Ha vinto il Premio Estense con «Noi siamo la rivoluzione», il Premio Capalbio e il Premio Pisa con «La maestra e la camorrista», il Premio Orsello nel 2019 con «Per amor proprio. Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa».

Da poco è uscito nelle librerie il suo ultimo «saggio» «Sul Vulcano come riprenderci il futuro in questa globalizzazione fragile», edito da Longanesi.

Un libro che ho letto e studiato, ricco di informazioni analitiche e dettagliate, di racconti dedicati a momenti storici epocali; appassionante nella lettura, spiega la globalizzazione, correlandone gli effetti sui diversi segmenti sociali a livello mondiale, mette in relazione il Covid con i valori democratici e dedica molta attenzione alla Cina con le sue contraddizioni.

Fubini ha analizzato, nel corso dell’intervista, le fragilità della globalizzazione richiamando un modello di società necessario per incidere su questa globalizzazione, attraverso una ricerca di anticorpi fondanti sulla riduzione delle disuguaglianze cognitive, sulla necessità di riequilibrare il vantaggio comparato (“le filiere sottili”) e sull’opportunità di costruire un’Europa più coesa, per poter avere un peso maggiore nel pianeta al fine di difendere il rispetto dell’uomo, della natura e della libertà.

Abbiamo poi spaziato sugli scenari internazionali, entrando nel merito di Next generation UE, del potere globale del “Quintetto Economico” (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) e della stabilità Europea rispetto ai veti di Ungheria e Polonia.

La parte finale, inclusa nella rubrica Pick&Roll, ci ha permesso di raccogliere il suo pensiero sulla Cina, pericolo o opportunità, sull’Italia rispetto all’emigrazione qualificata e su una America da ricucire.

Per capire meglio quali possono essere i comportamenti per incidere sulle cure del nostro tempo, ascolta la trasmissione, disponibile sia in podcast sia in video.

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Il Friuli Venezia Giulia prende il volo con il Giro d’Italia

L’emozione del volo, l’adrenalina del pedale. In due giorni il Giro d’Italia ha regalato uno spettacolo unico al Friuli Venezia Giulia, elevando le bellezze del nostro territorio a un livello superiore.

Le acrobazie delle Frecce Tricolori durante la partenza della tappa di Rivolto e lo straordinario sforzo atletico dei ciclisti sul Monte Muris ci hanno dimostrato quanto affascinante e allo stesso tempo fondamentale possa essere un evento ben organizzato per un’intera comunità.

Il Giro d’Italia non è solo una competizione. È un’esperienza che unisce protagonisti dello sport a natura, cultura, arti e mestieri attraverso la passione per le due ruote. Quest’anno noi di Fi.Mar. abbiamo avuto l’onore di viverla in prima fila, grazie alla splendida ospitalità di Enzo Cainero. Desideriamo condividere con voi ciò che abbiamo potuto ammirare.

La partenza a Rivolto con le Frecce Tricolori

Domenica 18 ottobre ci siamo trovati all’aeroporto di Rivolto, là dove il cielo si tinge di azzurro e le Frecce tracciano, tra acrobazie mozzafiato, il nostro amato tricolore come un pastello.

Per la prima volta nella storia della corsa rosa, il Giro parte da una base militare. I suoi corridori iniziano a pedalare sull’asfalto mentre a pochi metri da terra gli acrobati del cielo prendono il volo inaugurando una tappa unica nel suo genere, che porterà gli sguardi degli appassionati fino alle montagne di Piancavallo.

La salita sul Monte Muris

Martedì 20 ottobre lo spettacolo si ripete, sotto una nuova veste, ma con lo stesso doppio obiettivo: raccontare un’impresa sportiva attraverso il superamento di luoghi e paesaggi tipici di un territorio, che rimarranno nell’immaginario del pubblico per i prossimi anni. Il turismo del Friuli Venezia Giulia, in questo senso, non può che ringraziare.

La nostra postazione è proprio sul Monte Muris, uno dei tratti più duri della 16ª tappa, partita da Udine e con traguardo San Daniele. Gli atleti ci passano davanti con grande foga, nonostante debbano scalare la montagna che arriva fino a un 18% di pendenza.

Non si fermano, le gambe rimangono salde sui pedali e lo sforzo fisico trasmette la capacità dell’Uomo di superare anche le difficoltà più impervie. Una metafora che crediamo vada replicata soprattutto in questo momento, nel quale la pandemia rischia di tenere bloccati progetti, desideri e ambizioni.

Il Giro d’Italia, grazie a un’eccellente organizzazione, ci regala anche questo: la speranza e la convinzione che possiamo rialzarci su quei pedali, come il Friuli Venezia Giulia ha sempre fatto nei suoi momenti più bui.

Oggi, la nostra regione, con le sue terre, i suoi paesaggi e i suoi abitanti, ha un motivo in più per poter guardare al futuro.

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Dal forum Ambrosetti 8 proposte per rilanciare l’Italia

Il forum The European House Ambrosetti, giunto alla 46ª edizione ed andato in scena a Cernobbio dal 4 al 6 settembre, ha messo sul tavolo otto proposte per rilanciare l’Italia dopo la crisi della Covid-19.

Al forum hanno partecipato relatori, manager, politici ed economisti provenienti da tutto il mondo. Tra i più rilevanti evidenziamo il messaggio di Papa Francesco, l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quello del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, Enrico Letta, Corrado Passera, Carlo Cottarelli, Josep Borrell, Hillary Clinton, Nouriel Roubini, Mauro Ferrari e Ban Ki Moon.

Fin dal discorso di apertura della rassegna, pronunciato dall’Amministratore delegato Valerio De Molli, il fine settimana di Ambrosetti si è focalizzato su come utilizzare questa età di incertezza e cambiamento quale opportunità per costruire un futuro migliore.

È nelle difficoltà più estreme che un imprenditore deve reagire e rispondere. Impegniamoci perché questa crisi non venga ricordata come la fine di un’epoca di sviluppo, globalizzazione e dinamismo, ma come l’inizio di una stagione di riforme che rappresenti un futuro basato su una crescita inclusiva e sostenibile”.

Valerio De Molli

Le proposte del club Ambrosetti seguono una direzione precisa, dinamica ed europea. Partono dal miglioramento dell’educazione all’industria, e passano per il digitale, la sostenibilità e la semplificazione, il tutto accompagnato da una necessaria capacità di resilienza a livello politico, economico e sociale.

Le proposte

Il primo di questi passaggi è la lotta all’analfabetismo funzionale. L’Italia è quart’ultima tra i paesi OCSE la cui popolazione adulta non è in grado di comprendere le informazioni che le vengono date. In questo senso, la prima riforma del team Ambrosetti comprende la ristrutturazione del sistema educativo a tutti i livelli: revisione del sistema scolastico e del sistema universitario, educazione continuativa degli adulti e preparazione di una nuova classe dirigente.

Dal secondo passaggio si sviluppano tutte le successive proposte: “Definire una visione strategica inclusiva che possa fertilizzare la stragrande maggioranza dei settori italiani“. Per Ambrosetti, l’Italia deve ambire a “Essere il Paese di riferimento nello sviluppo delle eccellenze per far vivere meglio il mondo”.

Come poterlo fare? Applicando una visione a 360°. L’Italia deve tornare ad essere protagonista e quindi propositiva in Europa (è la terza proposta). Nel frattempo, al suo interno deve riprogettare la Pubblica Amministrazione, per avvicinarla alle necessità di cittadini e imprese (quarta proposta). L’Italia è infatti l’ultimo paese in Europa per soddisfazione delle imprese per l’interazione con la P.A.

La quinta proposta è lo sviluppo di una visione strategica industriale che sappia adattarsi al contesto attuale e che sappia individuare quali sono i settori che possono incanalare una ripresa nazionale.

La sesta proposta prevede un rafforzamento del tessuto industriale del Paese. Ciò lo si può fare facilitando processi di fusione, accelerando la digitalizzazione, rafforzando investimenti sulla sostenibilità e sull’economia circolare, e sostenendo le aziende strategiche del Made in Italy nei grandi programmi tecnologici europei.

Infine, ma non meno importante, le ultime due proposte di Ambrosetti vertono sulla ricerca scientifica, da potenziare e digitalizzare, e sulla garanzia di esecuzione operativa di qualità ai progetti strategici che verranno lanciati.

Queste otto proposte, secondo il team Ambrosetti, hanno l’obiettivo di creare una nuova Italia, più competitiva a livello internazionale, più equa e orientata a uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

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Post Covid-19, i nostri suggerimenti su Euroregione News

Post Covid-19: continuano le nostre riflessioni sulle prospettive future per la piccola impresa dopo l’emergenza sanitaria per il Nuovo Coronavirus.

Dopo l’articolo pubblicato sul nostro sito, Marino Firmani analizza l’attuale situazione economica e propone alcuni suggerimenti per uscire dalla crisi nell’intervista prodotta da Euroregione News.

Per leggere l’articolo completo, potete cliccare qui.

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La lettura della storia, le domande sul presente e la visione del futuro

Fotogrammi Sociali & Economici
La lettura della storia, le domande sul presente e la visione del futuro

 

La lettura della Storia

Le schede di Alessandro Forlani, in onda tutte le mattine a Radio Anch’io con Giorgio Zanchini ci aiutano a leggere la storia della nostra società trovando delle analogie con il presente.

Le lezioni di storia partono dalla crisi del 1929. L’economia ideale è fatta di lunghe fasi di crescita e brevi fasi di recessione, in cui si smaltisce l’eccesso di produzione e si evita l’inflazione. Il New deal, teorizzato poi da Keynes, diventa la soluzione alla depressione dell’epoca. All’inizio del ‘900 infatti si verificò quella che tutti conoscono come la Grande Depressione, ovvero l’importante crisi finanziaria che colpì sia l’America che l’Occidente causando una diffusa e seria disoccupazione, chiusure di aziende, fallimenti societari, fino anche alla difficoltà nel reperire persino i generi di prima necessità. Se ne uscì con il Nuovo Corso, ossia il New Deal, un programma di interventi pubblici, con il finanziamento del Governo, che venne adottato negli Stati Uniti nel periodo di presidenza di Roosevelt. Il piano fece mettere in atto una serie importante di sussidi statali ai disoccupati, un progetto di lavori pubblici, la presenza di salari minimi per chi aveva un’occupazione lavorativa e specifiche tipologie assicurative per la terza età. Fu in questo modo che il Paese riuscì ad uscire dalla crisi. Una lezione resa suggestiva anche per la scelta della musica in accompagnamento The ghost of Tom Joad” Bruce Springsteen”.

Audio di Radio Anch’io

La crisi del 1929 ci insegna che la Politica non deve avere paura di sognare in una fase di recessione.

Come siamo usciti dalle macerie della seconda guerra mondiale. Il Piano Marshall era una guida alla globalizzazione; riuscì ad inondare l’Europa di denaro, chiedendo in cambio la creazione di un’aerea omogenea con adesione alle convenzioni dell’occidente. Le politiche keynesiane, applicate al Piano Marshall, portarono l’Italia allo sviluppo. Quale insegnamento possiamo raccogliere: sicuramente lo spirito costituente dei governi fece la differenza, attraverso una visione comune e la condivisione del rischio.

Audio di Radio Anch’io

Ci avviciniamo poi ad un’altra epoca che ha cambiato lo scenario del mondo con alcune analogie con il presente, vista l’oscillazione in negativo del prezzo del petrolio di questi giorni.

La crisi petrolifera: dallo Stato sociale al Neoliberismo. La crisi del petrolio determina lo spartiacque tra l’era dell’oro e l’era della stagflazione, ossia stagnazione, bassa crescita, e insieme inflazione. Segue l’era del Neo liberismo, inizio anni ‘80; l’inflazione è combattuta tagliando le tasse e la spesa e fermando la corsa dei salari. Quale lezione dalla storia? Ancora una volta saper cogliere le occasioni senza pregiudizi. Dallo Stato sociale si può passare alla Deregulation e da questa a qualcosa di ancora più nuovo. Si può ridurre il consumo del petrolio, si possono svuotare le megalopoli, si possono pensare beni e servizi di cui ha bisogno una popolazione in isolamento, per cui più economia reale e meno finanza.

Audio Radio Anch’io

Arriviamo al recente passato ossia alla crisi economica del 2008. L’intero mercato immobiliare si regge su prestiti a rischio e diventa una polveriera. Il fallimento della Lehman Brothers. La crisi diventa subito globale e risulta essere simile a quella del 1929; una crisi finanziaria che si estende all’economia reale e a quella degli stati che operano i salvataggi. Crisi dei debiti sovrani che viene risolta con i prestiti internazionali e l’imposizione dell’austerity.

L’audio di Radio Anch’io

Le domande sul presente

Le domande le lasciamo a questo tratto ascoltato in una serata di distanziamento sociale su Rai 1 nella trasmissione Zapping.

Un punto di vista fuori dalle righe, del filosofo Giorgio Agamben che ci deve indurre a riflettere. Sono domande rivolte a noi italiani. “Perché la gente è stata indotta ad accettare cose inaccettabili? Com’è potuto avvenire che un intero paese sia, senza accorgersene, eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia? Da queste domande ne derivano altre, osservando i fatti. Forse il fatto più grave, afferma Agamben, concerne i corpi delle persone morte. Come abbiamo potuto accettare, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, che le persone che ci sono care e degli esseri umani in generale, non soltanto morissero da soli, ma che – cosa che non era mai avvenuta prima nella storia, che i loro cadaveri fossero bruciati senza un funerale? Abbiamo poi accettato senza farci troppi problemi, soltanto in nome di un rischio, che non era possibile precisare, di limitare in misura che non era mai avvenuta prima nella storia del paese, nemmeno durante le due guerre mondiali (il coprifuoco durante la guerra era limitato a certe ore) la nostra libertà di movimento. Abbiamo conseguentemente accettato, di sospendere di fatto i nostri rapporti di amicizia e di amore, perché il nostro prossimo era diventato una possibile fonte di contagio”. A queste domande il filosofo cerca di dare alcune risposte, secondo il suo punto di vista.

“E’ potuto avvenire perché abbiamo scisso l’unità della nostra esperienza vitale, che è sempre inseparabilmente insieme corporea e spirituale, in una entità puramente biologica da una parte e in una vita affettiva e culturale dall’altra. So che qualcuno si affretterà, dice il filosofo, a rispondere che si tratta di una condizione limitata del tempo, passata la quale tutto ritornerà come prima. È davvero singolare che lo si possa ripetere se non in mala fede, dal momento che le stesse autorità che hanno proclamato l’emergenza non cessano di ricordarci che quando l’emergenza sarà superata, si dovrà continuare a osservare le stesse direttive e che il “distanziamento sociale”, come lo si è chiamato con un significativo eufemismo, sarà il nuovo principio di organizzazione della società. E, in ogni caso, ciò che, in buona o mala fede, si è accettato di subire non potrà essere cancellato. Una norma, che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare il bene, è altrettanto falsa e contraddittoria di qu ella che, per proteggere la libertà, impone di rinunciare alla libertà”.

Intervista in audio tratta da Zapping e dall’articolo scritto da Maurizio Blondet.

La visione del futuro

Jeremy Rifkin, economista, analista, Presidente delle Foundation on Economic Trends traccia la sua visione del futuro. Dall’intervista a Radio Anch’io Rifkin traccia 5 aspetti su cui riflettere:

  • cambiamento climatico genera pandemia
  • una nuova Rivoluzione Industriale New Green Deal
  • dalla globalizzazione si passa alla Glocalizzazione
  • dall’era del progresso all’era della resilienza e adattività
  • la generazione Zeta ha capito e fa sul serio, con il Fridays for Future

Qui l’audio. https://www.raiplayradio.it/audio/2020/04/Jeremy-Rifkin-economista-analista-attivista-politico-Presidente-delle-Foundation-on-Economic-Trends-1f44dda9-c893-4070-95fc-b5b0d5b9958f.html

1 – Il cambiamento climatico genera pandemia. L’economista ritiene che anche la pandemia di Coronavirus sia “strettamente connessa al cambiamento climatico”, “le emissioni climalteranti delle attività industriali e la distruzione della natura selvaggia (ad oggi ne abbiamo distrutta il 77% del pianeta) stanno causando la migrazione degli animali e la migrazione anche dei virus”, afferma Rifkin. Anche per questo, continua, “dobbiamo oggi riprogettare la nostra società basandola sulla resilienza dei processi economici”.

2 – Una nuova Rivoluzione Industriale New Green Deal

Un Green new deal globale viene indicato da Rifkin nel passaggio ad un’era post carbonio e suggerisce che potrebbe essere l’opportunità economica più promettente della nostra vita. “Settori chiave dell’economia -racconta Rifkin- si stanno prontamente sganciando dai combustibili fossili a favore dell’energia solare ed eolica, più a buon mercato e accompagnate da nuove opportunità di business ed occupazione. Nuovi studi stanno suonando l’allarme: migliaia di miliardi di dollari in combustibili fossili per i quali non esiste più un mercato potrebbero scoppiare entro il 2028, provocando il crollo della civiltà dei combustibili fossili”. Insomma, il filo logico della narrazione ci segnala che l’età del progresso sta per presentarci il conto, attraverso la virulenza del cambiamento climatico, e che dovremo vivere in un modo diverso, iniziando ad adattarci alla nuova epoca. Come fare? Rifkin non ha dubbi: avvicinandoci velocemente ad una coscienza biosferica. Se questo è il Green New Deal a cui occorre affidarsi per sopravvivere all’emergenza globale, tanti Paesi faticano a starci dietro. Rifkin non crede che nella terza rivoluzione industriale scompariranno tutte le aziende globali. Quelle che rimarranno saranno nell’area dell’aggregazione, per così dire, PMI in cooperative. La globalizzazione e questa transizione in infrastruttura digitale distribuita, favorisce le PMI più elastiche che possono riunirsi in cooperative, unite nella blockchain nelle regioni, i continenti e in tutto il mondo. Sono molto più elastiche di una grande azienda globale integrata verticalmente. Sono semplicemente più agili. E con dati edge approfonditi e con interconnettività globale possono collaborare a vicenda in cooperative in blockchain per le competenze. In altre parole, non si deve più pensare ad un settore, ma ad una competenza. 

3) Dalla globalizzazione si passa alla Glocalizzazione

L’economista indica la sua ricetta per investimenti su cui dovrebbero puntare oggi gli Stati più duramente colpiti dalla pandemia. Rifkin spiega che attualmente sta “lavorando con la Commissione Europea e il Parlamento Europeo” per digitalizzare la Rete elettrica “trasformandola in Internet dell’Energia”. Una rete di condivisione dell’elettricità, per la maggior parte prodotta attraverso energia rinnovabile che servirà anche a muovere il terzo internet “della mobilità e della logistica digitale, fatta di veicoli elettrici e di grandi autocarri a lunga percorrenza”. “Ci stiamo spostando – conclude Rifkin – dalla globalizzazione alla glocalizzazione e gli abitanti non saranno più isolati, così anche gli edifici urbani e suburbani cambieranno, i nuovi edifici saranno dei grandi nodi. Tutti gli edifici che avete in Italia oggi, saranno ristrutturati per diventare resilienti al cambiamento climatico e alle pandemie”

4) Dall’era del progresso all’era della resilienza e adattività.

“Questa è l’Età della Resilienza. Non è più l’età del progresso, non credo che nessuno lo pensi, ma è l’età della resilienza”.

5) La generazione Zeta ha capito e fa sul serio, con il Fridays for Future

Rifkin afferma di vedere nella mobilitazione di Friday for Future “la prima volta nella storia di uno sciopero dove due generazioni – Millennials e Gen Z – hanno cominciato a pensare a sé stessi come una specie”, quello che è successo ora “è che milioni di ragazzi sono usciti delle loro scuole o i Millennials dai loro uffici, la Gen Z, milioni di loro in 140 paesi. La loro non era come tutte le altre proteste, e anche loro non lo capivano. La loro è stata la prima rivolta della specie umana”.

La conclusione la affido alle parole contenute nel testo di una canzone di Francesco De Gregori: La Storia siamo noi. Nessuno si senta offeso. Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La Storia siamo noi, attenzione. Nessuno si senta escluso. La Storia siamo noi. Siamo noi queste onde nel mare. Questo rumore che rompe il silenzio. Questo silenzio così dura da raccontare. E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano alla stessa maniera. Ma è solo un modo per convincerti. A restare in casa quando viene la sera. Però la Storia non si ferma davvero. Davanti a un portone. La Storia entra dentro le nostre stanze e le brucia. La Storia dà torto o dà ragione. La Storia siamo noi. Siamo noi che scriviamo le lettere. Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere. E poi la gente. Perché è la gente che fa la Storia. Quando è il momento di scegliere e di andare. Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi. Perché nessuno la può fermare. La storia siamo noi. Siamo noi padri e figli. Siamo noi, Bella Ciao. Che partiamo. La storia non ha nascondigli. La storia non passa la mano. La storia siamo noi. Siamo noi questo piatto di grano.

GRAZIE – 25 APRILE

"Il coraggio di dire grazie"Durante lo speciale sul 25 aprile di Fabio Fazio, tanti attori hanno omaggiato alcune delle targhe che commemorano chi ha combattuto per la Liberazione.

Pubblicato da Che tempo che fa su Giovedì 25 aprile 2019

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#IostoconMauroFerrari

Mauro Ferrari è un’eccellenza mondiale. Prendiamo atto delle sue dimissioni da Presidente del Consiglio Europeo della Ricerca (CER) e manifestiamo tutta la nostra stima e il nostro affetto alla persona, all’amico e soprattutto al professionista, sempre attento ad aiutare gli altri.

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Come iniziare il 2019 pensando alla prossima rivoluzione industriale

Stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale. La prima fu quella del vapore, la seconda quella dell’energia elettrica, la terza quella dell’informatica, la quarta è quella del digitale. C’è chi unisce le ultime due in un’unica grande rivoluzione, ma la velocità con la quale la digital economy sta cambiando il mondo del lavoro crediamo non abbia precedenti e che sia un passo successivo al cambiamento informatico avvenuto tra anni ’80 e anni ’90.

L’epoca in cui viviamo porta nuove opportunità, ma pure nuove minacce. Per questo, noi di Fi.Mar. pensiamo sia necessario mettere in ordine i punti, capire quali sono le direzioni economiche attuali e iniziare con la giusta consapevolezza il 2019.

Mancano tutele fiscali

Innanzitutto, la digital economy ha portato alla ribalta nuovi protagonisti sulla scena economica internazionale. Su tutti, Apple, Windows, Google, Facebook e Amazon, che hanno modificato non solo il modo di lavorare, ma pure di consumare. La velocità e la semplicità con le quali si possono ottenere delle informazioni, comunicare o acquistare un prodotto è praticamente immediata e il costo che ne deriva è radente allo zero.

Tuttavia, questi grandi colossi sono solo la punta dell’iceberg di un mondo economico che sta completamente cambiando fisionomia, non solo nelle telecomunicazioni, ma pure nei trasporti e nel turismo. Pensiamo a Uber, Airbnb, Blablacar o Just Eat. Tutte aziende nate grazie a delle piattaforme online, che basano il proprio business nell’arrivare dritti al consumatore, condividendo con lui un’esperienza, che sia di piacere o lavorativa. Il successo di queste piattaforme è dettato dalla facilità con cui offrono i propri servizi e il costo molto basso. I loro profitti sono enormi. Secondo il Corriere.it i big guadagnano in media 10 milioni di euro al giorno (Apple 110 milioni). Tuttavia, due terzi dell’utile vengono tassati in paesi con fiscalità agevolata (come Irlanda, Lussemburgo e Olanda). Ed è qui che sta il primo problema.

Manca una tutela fiscale a livello europeo. I profitti della quarta rivoluzione industriale non vengono ridistribuiti equamente, e questo genera sempre più insicurezza e disuguaglianze a livello economico e sociale. Ciò ci è stato confermato dalle inchieste Panama Papers e Paradise Papers, che hanno fatto emergere un sistema di elusione fiscale utilizzato non solo dalle grandi multinazionali, ma dagli stessi politici che dovrebbero creare delle riforme per contrastare questa tendenza. Una tendenza che sottrae risorse ai cittadini che pagano regolarmente le tasse.


Manca equità nelle PMI

Le disuguaglianze coinvolgono anche le PMI. Le PMI infatti sono costrette a competere con grandi colossi, agevolati da politiche fiscali internazionali e mezzi di investimento spesso troppo avanzati. Questo sistema economico globalizzato obbliga le PMI a ridurre al massimo i costi per sopravvivere. Ne vanno quindi di mezzo i lavoratori delle stesse, con contratti senza alcun tipo di tutela. Se da una parte si legge infatti che i contratti di lavoro aumentano di numero, ciò non si può dire dei diritti. Tali rapporti lavorativi sono molto brevi. Molti durano anche meno di sei mesi.

Ciò comporta da una parte un’impossibilità di programmare il futuro per i lavoratori e quindi una generale sensazione di incertezza. Dall’altra, comporta pure un crollo della qualità dell’impresa. Se i dipendenti cambiano troppo spesso, viene a mancare anche la continuità nel lavoro e la possibilità di progettare a lungo termine. La frammentazione contrattuale si ripercuote nella frammentazione lavorativa di un’azienda, incapace di investire in nuove risorse umane e quindi difficilmente propensa all’innovazione.

Noi di Fi.Mar. invece crediamo che l’innovazione sia importante e per questo l’individuo rimanga fondamentale per poter trovare nuove strade. La creatività, la visione e la capacità di decidere sono infatti qualità umane, non tecnologiche. La tecnologia deve servire come strumento per agevolare e perfezionare il lavoro.

Le opportunità, aspettando l’intelligenza artificiale

Le mancanze sopra descritte devono essere colmate, se si vogliono cogliere le opportunità del nuovo modello internazionale.

Le fabbriche cognitive, la contaminazione intercontinentale, la qualificazione della conoscenza ci condurranno sempre di più ad avanzare rispetto all’era digitale cercando di applicare la tecnologia dell’intelligenza artificiale attraverso differenti livelli funzionali:

  • la simulazione di capacità cognitive per una correlazione dei dati e degli eventi in grado di riconoscere testi, immagini, tabelle, video, voce ed estrapolarne informazioni;
  • il collegamento tra le molteplici informazioni raccolte (attraverso precisi algoritmi matematici e in modo automatizzato);  
  • l’interazione con l’uomo e le modalità di funzionamento dell’intelligenza artificiale
  • È qui che stanno fortemente avanzando i sistemi di Nlp – Natural Language Processing, tecnologie che consentono all’uomo di interagire con le macchine (e viceversa) sfruttando il linguaggio naturale.

La conoscenza e l’aggiornamento permanente saranno i fattori cardine per poter competere nell’era che si sta spalancando di fronte al nostro presente. La prossima rivoluzione industriale.

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L’arte della pallacanestro per gestire la tua impresa

La pallacanestro è da molti vista come lo sport più bello del mondo. Per alcuni è considerata una vera e propria arte, per altri è invece vista come un pratico esempio di gestione di impresa. Noi di Fi.Mar. crediamo nelle due cose e quando lavoriamo nel mondo dello sport cerchiamo di ricordarlo sempre. Innanzitutto perché siamo innamorati di questa serie di movimenti, così fulminei e spettacolari che illuminano gli occhi e scaldano i cuori. Dall’altra, perché crediamo che tutto ciò che accade su un campo di basket abbia sempre un senso e che ogni singola azione sia l’una il prodotto dell’altra, frutto di un lavoro di comunione tra giocatori e allenatore. Un po’ come in una impresa, dove il risultato è importante, ma può essere ottenuto solo se dietro c’è un grande lavoro di squadra. Vediamo come.

Secondo Francesco Collavino, artista e coreografo di Udine, la pallacanestro è una danza. Alla presentazione della sua esposizione “Residenza 3”, in occasione dell’iniziativa Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin organizzata dal CSS, Collavino approfondisce questo pensiero: “Fin da ragazzino – ho nutrito la passione verso il basket. Oggi lo osservo da un punto di vista artistico e di comunione sociale, a cominciare dalla dinamica di movimento dei singoli giocatori, dove individuo delle analogie tra pallacanestro e danza contemporanea. Tutto il corpo è coinvolto nell’azione: la
coordinazione di mani, piedi e sguardo è totale”.

Non è un caso che Collavino abbia preso in prestito le parole di uno delle colonne portanti della pallacanestro, cioè Dan Peterson, immenso allenatore della Virtus Bologna e dell’Olimpia Milano, in grado di vincere cinque scudetti, due coppe europee e tre Coppa Italia, secondo cui “Il basket è la danza con la palla“.

Dan Peterson è infatti il miglior esempio di come possiamo collegare l’aspetto artistico della pallacanestro, la danza, all’aspetto aziendale. Il coach è infatti impegnato dal 1985 in una serie di incontri motivazionali dedicati al mondo dell’impresa. Durante questi appuntamenti, porta tra le scrivanie degli uffici, a contatto con gli imprenditori, la sua esperienza di allenatore e la trasforma in esempio per condurre al successo un’azienda.

I movimenti che avvengono su un campo di basket, quelli descritti da Collavino come totali, sono infatti il frutto di un duro lavoro, svolto durante gli allenamenti, dove ciò che produce un singolo individuo è causa e conseguenza di ciò che fanno gli altri. Ogni salto, ogni corsa, ogni sguardo sono infatti parte di un unico meccanismo, che si muove insieme. Se ad esempio mi trovo in difesa e vado ad aiutare un mio compagno in difficoltà che ha perso per un attimo il suo avversario, dovrà esserci qualcun altro dietro di me in grado di coprire lo spazio che ho lasciato vuoto, per non subire canestro. Tutto ciò avviene per due motivi principali: da una parte per ottenere il risultato migliore, dall’altra perché c’è una forte fiducia nei confronti del proprio compagno di squadra. Se spostassimo questo concetto all’interno di un’impresa, scopriremmo molte analogie, dove la cooperazione, il confronto e l’aiuto reciproco tra colleghi sono alla base per crescere.

Attorno a questi movimenti sul parquet (e in azienda), si affianca poi un altro aspetto fondamentale. Per essere infatti una danza, la pallacanestro ha bisogno di un coreografo, che sappia non solo dettare i ritmi, ma offrire la giusta motivazione per continuare a muoversi. In questo senso, entra in scena l’allenatore, che deve essere capace di offrire le giuste indicazioni, in maniera semplice e incisiva, ma che nel momento di difficoltà deve essere altrettanto bravo a non demoralizzare i propri giocatori, ma a incoraggiarli nella giusta maniera. Come un allenatore, il direttore di un’impresa deve fare altrettanto: conoscere a fondo i propri lavoratori, dar loro importanza e motivarli al fine di ottenere il miglior risultato possibile. Un esempio? Ce lo spiega lo stesso Dan Peterson, in un incontro tenuto alla Bologna Business School:

 

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Opportunità 2014-2020 Unione Europea

Le opportunità di finanziamento dell’Unione Europea per il periodo di programmazione 2014 – 2020.

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Interim Management

L’Interim Management è un servizio che aiuta le imprese ad affrontare momenti critici della vita aziendale, sia negativi (fasi di difficoltà e di crisi che richiedono interventi di riequilibrio), sia positivi (crescita, sviluppo di nuovi business e di nuovi progetti), per gestire l’accelerazione dei cambiamenti e dell’innovazione, necessari per competere.

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