Dedicato a Dario Ciamarra, imprenditore di successo che ha sempre generato bellezza nelle sue attività

Foto di copertina parte del progetto artistico “Dreamers“, di Alfonso Firmani

“Se un’azienda cura il bello dentro di sé e attorno a sé, è molto probabile che sia un’azienda responsabile, un’azienda in equilibrio con il mondo e le comunità e non alla ricerca solamente del proprio vantaggio” Giuseppe Morici.

Fino a qualche anno fa, l’aspetto più importante per un’impresa era il profitto. Difficile badare ad altro. Secondo le massime teorie economiche neo-liberiste, su tutte quelle di Milton Friedman e della Scuola di Chicago, un’azienda doveva concentrarsi prima di tutto sui propri azionisti. Ora però, le cose cominciano a cambiare.

Nel mondo imprenditoriale si parla sempre di più di Responsabilità sociale d’impresa. Si tratta di un nuovo modo di concepire l’economia, nel quale un’azienda, per continuare a crescere e a rinnovarsi, deve pensare innanzitutto al suo intorno, creando un ambiente sano e stimolante non solo per i propri clienti e azionisti, ma pure per i propri dipendenti e le comunità sociali ad essa vicine. Pensare al bello, appunto.

I cosiddetti stakeholders, portatori di interesse, hanno ora un ruolo fondamentale per la vita di un’impresa. Se quest’ultima è in grado di mantenerli attorno a sé, rispettandoli e ascoltando le loro esigenze, continuerà la propria attività; se così non fosse, sarà abbandonata a se stessa.

Esistono diverse teorie sull’argomento. Innanzitutto, quella più generale del padre fondatore della Responsabilità Sociale d’Impresa, il professore e filosofo statunitense Robert Edward Freeman.

E poi, tra le altre, quelle condivise da una delle piattaforme più aggiornate su innovazione sociale, politica ed economia, il Ted Talk, dedicata alle relazioni personali all’interno di un’azienda. Tali relazioni, affinché un’impresa abbia successo, si basano su:

  1. Fiducia e rispetto
  2. Equità
  3. Ascolto
  4. Apertura al cambiamento

In entrambi i casi si evidenzia l’importanza di saper dare valore alle persone e all’ambiente che circondano l’azienda e i suoi dirigenti.

Confucio diceva: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita“. Se esteso alla relazione tra manager e dipendenti, questo concetto chiarisce quanto fondamentale sia dare fiducia, rispettare e ascoltare i propri lavoratori. Quando ciò avviene, il dipendente sarà soddisfatto del proprio posto di lavoro e non solo non vorrà cambiarlo, ma lavorerà anche in maniera più efficiente, perché non gli peserà farlo.

Ecco perché essere imprenditore significa far trasparire alcuni valori fondamentali che devono partire dalla cultura della bellezza (nel prodotto – nella comunicazione – nelle relazioni con i clienti – con le risorse umane – con i fornitori) come soggetto all’interno del quale si coltiva la cultura del merito, del rischio, del coraggio e dell’intraprendenza.

Un esempio in tal senso è Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore italiano, esempio di come l’arte e la bellezza possano elevare a un valore più alto l’idea di business. Nel suo intervento alla FED, Forum dell’Economia Digitale, Cucinelli pronunciò queste parole:

“Abbiamo provato a governare l’umanità questo trentennio solo con la scienza. Non è possibile. Ci vuole la mente di Voltaire e l’anima di Rousseau, ci vuole la mente di Apollo e l’anima di Dioniso, altrimenti l’umanità non si governa. Ogni bella idea che parte dalla mente e passa per l’anima sarà una bella idea. (…) È chiaro, in qualsiasi impresa dobbiamo avere il prodotto moderno, innovativo, geniale, comunicato in una certa maniera, ma abbiamo bisogno che i luoghi di lavoro siano luoghi speciali perché noi siamo in difficoltà con l’essere umano. Dobbiamo tornare a credere nell’armonia e nel vivere in armonia col Creato. Dobbiamo far sì che le persone che lavorano con noi lo facciano in luoghi migliori perché ognuno di noi al mattino va a lavoro con quel male dell’anima che ci accompagna. Siamo stati educati a non alzare gli occhi al sole mentre lavoriamo per non essere distratti, ma Jean Jacque Rousseau dice che tu sei creativo quando tutto intorno a te è in pace con il Creato”.

Non è un caso che l’omonima azienda Cucinelli sia una delle prime in Italia sul mercato. Stimolare l’economia della bellezza, dell’arte e delle relazioni umane e ambientali permette di creare quel valore aggiunto in grado di coinvolgere tutti gli attori vicini all’azienda, aumentandone il prestigio e la solidità.

Su questa tendenza hanno cominciato a muoversi anche le multinazionali americane, spesso criticate per le precarie condizioni dei propri lavoratori. Attraverso la piattaforma Business Roundtable, lo scorso agosto è stato pubblicato un documento condiviso tra le duecento aziende americane più importanti, nel quale si sostiene che “Per creare valore bisogna guardare anche all’impatto ecologico, al rispetto dei clienti e alle condizioni dignitose offerte ai dipendenti“.

Alfonso Firmani, autore del progetto artistico “Dreamers“, approfondisce il concetto di arte all’interno di un’impresa, ricordandone il suo valore nel corso della storia:

Una impresa che accoglie l’arte dà segnali di sensibilità, cultura e intelligenza che certamente la posizionano su un livello d’immagine e culturale di alto livello. Anche questo fatto ha precedenti nella storia di primissimo piano, basti pensare al mecenatismo e a quello che ha saputo produrre.”

Quando interveniamo in azienda, noi di Fi.Mar. cerchiamo di applicare questi esempi per la perfetta riuscita del compito a noi affidato.